6 gen 2026
Buona Epifania
3 dic 2023
11 dic 2022
2° incontro tematico di Poesia di Natale
Grazie amico Juvenale Nunes
9 dic 2022
5 dic 2022
Finestra d'Avvento
- 5 dicembre 2022 a Vocedivento -
IX edizione del Calendario del Focolare dell'Anima promosso dalla brava e paziente Sciarada che ringrazio con affetto
Il mio acrostico natalizio:
Furia Incandescente Ammali Muti Magicamente Ardi
Auguri a tutti
22 dic 2021
Buon Natale
2 dic 2021
Incontri di poesia natalizia
28 nov 2021
1 gen 2021
Buon 2021
Dai 2021, ce la faremo a festeggiarti come si deve a dicembre.
Buon Anno a tutti. Auguro di cuore tanto bene e salute.
4 dic 2020
Natale Express
Calendario dell'Avvento "Il focolare dell'anima"
- VII edizione -
Anche quest'anno partecipo alla bella iniziativa di Sciarada, animatrice dell'interessante blog Anima mundi che raccoglie attorno al suo focolare molti blog che, giorno dopo giorno, animeranno l'attendere.
Il mio acrostico natalizio: Nasce Alla Terra Amore Luminoso, Eterno
Partecipo all'Attesa con un raccontino: La pazienza della Stella Cometa
Isaia il profeta, nell'antico racconto tramandato di generazione in generazione per settecento anni, aveva promesso un Salvatore e il popolo fedele lo aspettava.
Ma il Re non arrivava e dopo tanti anni l'umanità si stancò di aspettare. I più dimenticarono la profezia, altri pensarono ad un inganno, altri ad un sogno e altri ancora di non avere alcun bisogno di un salvatore. Il mondo cambiò e fu così che quando i tempi furono maturi, la Stella Cometa che annunciava il Salvatore non trovò nessuno ad attenderla.
La videro Magi e Pastori, gente attenta, che veglia, e dal giorno della straordinaria nascita del Salvatore, il mondo non fu più lo stesso e un vento di Speranza e Gioia percorse la Terra.
Ma il mondo cambiò ancora, il Natale divenne una festa antica, venne tramandato come leggenda e il messaggio d'Amore e Pace fu annacquato, disperso, confuso fra attrazioni, impegni, nuovi bisogni e canti di sirene. Il mondo dimenticò e la nuova modernità che dettava legge con lo scettro dell'economia, imperò. Ma a furia di produzioni sconsiderate, di miasmi e veleni, la Terra divenne un luogo povero e inospitale. Il disastro era evidente in ogni ambiente e gli ortaggi dovettero essere coltivati in serre dove crescevano a nutrimenti e pesticidi. I pochi alberi esterni, senza il necessario ossigeno, non producevano nè frutti nè foglie e parevano dita disperate ad invocare aria e una possibile vita.
Solo un'unica foglia era rimasta attaccata al ramo d'un resistente albero e quasi era possibile sentire lo spasmodico sforzo della pianta che, ormai allo stremo, non s'arrendeva.
Fu allora che si chiese alla Cometa paziente di rimettersi in viaggio.
Arrivò sulla Terra in una notte serena agitando lievemente la lunga coda splendente ma l'umanità, ormai ingobbita su cellulari e diavolerie varie, non la notò. Allora si mise a zigzagare compiendo evoluzioni e tutto ciò che poteva servire ad attirare l'attenzione degli uomini... ma nulla accadeva.
La Stella allora potenziò il suo lucore, chiese voce al tuono, potenza al vento e impertinenza alla grandine ma... niente. Le persone alzavano il bavero dei mantelli, si chiudevano nelle giacche a vento e non davano udienza.
La faccenda era oltremodo scoraggiante ma la Stella non s'arrese (s'era mai vista la resa d'una Cometa?)... e con un guizzo si abbassò fin dove potè osare e volò su strade, mari, palazzi ma ahimè, l'umanità pareva insensibile, ormai perduta e la Stella, stanca, dovette fermarsi a riposare e pensare.
Poi...
Il mondo improvvisamente zittì e immobilizzò nel momento in cui quell'unica foglia rimasta sull'albero staccò dalla pianta e in un silenzio fragoroso, cadde al suolo.
Per infiniti attimi tutto si fermò fino a che...
... fino a che una bambina alzò lo sguardo, vide la Stella, l'additò e disse: che bella!
Quella parola fu magìa, di quelle che sciolgono gli incantesimi nelle fiabe e aprono porte... e il mondo, divenuto improvvisamente consapevole, Vide, Capì, Ricordò, Riparò.
Le case dei vecchi furono prese urgentemente d'assalto per spremerne i ricordi, la tecnologia fu accantonata, il commercio cadde, le rare biblioteche furono riaperte e il mondo si apprestò a cambiare rotta e a interrogarsi sulla venuta della Stella.
Lei, dall'alto, ammiccò, fece strada e, a mezzanotte del 24 dicembre, guidò l'umanità a un angolo di mondo dove un neonato emise un vagito spargendo Speranza e Gioia in ogni cuore.
Sari
25 dic 2019
E' Natale!
20 dic 2019
Regali, doni, scambi
E oggi? Quando dall'ieri si è deviato verso questo oggi colmo di idee insidiose?
Creare un clima solidale, in ogni società, significa dare appoggio anche a se stessi e ogni favore fatto è a favore della colletività di cui si fa parte.
Da tempo noto come il favore sia diventato un impegno che il beneficato deve ricambiare anche se non sa come e quando. Un favore diventa così un investimento per l'uno e un impegno per l'altro. M'impensierisce questo monetizzare il favore e credo dovrebbe essere chiamato solo scambio. Allora succede che a Natale si pareggino i conti, si acquista un pacchettino e ci si sdebita del ricevuto durante l'anno. Sigh!
Sdebitare... che verbo (in questo caso) avvilente.
12 dic 2019
Calendario di Avvento


2 dic 2019
1 dic 2019
Avvento = Attesa
Prendersi del tempo, liberarsi dal magnetismo di un ritmo di vita imposto da fuori è essenziale per arrivare a noi stessi e a Dio, per non essere costretti ad andare dove non si vuole andare. Per essere pienamente disponibili verso gli altri e dare loro il meglio delle nostre attenzioni e delle nostre ricchezze interiori bisogna possedere un’umanità piena e autentica. E’ necessario non “perdere se stessi”. Per fare ciò bisogna entrare in contatto con il nostro vero io, con ciò che ci può veramente far star bene.
Gli altri hanno bisogno di noi, del nostro aiuto e delle nostre cure, ma anche noi abbiamo bisogno di noi e delle nostre attenzioni. Può essere più facile cercare di amare gli altri, accettandoli come sono, che accettare se stessi accettandosi come si è. Ma da questo dobbiamo partire: da un’accettazione fatta di verità, di riconciliazione, di misericordia e di amore; un’accettazione che non è passivo adattamento, ma processo attivo che ravviva ogni giorno le relazioni con il nostro prossimo e con Dio.
Siamo chiamati a farci prossimo all'altro senza dimenticare di “farci prossimo a noi stessi”, amare gli altri come amiamo e dobbiamo amare noi stessi, mai dimenticando che c’è un tempo per gli altri e un tempo per sè e questa sapienza viene da Dio!
don Luciano Sandrin
6 gen 2019
Epifania, pensiero laico
Che ha a che fare la Befana con l'Epifania e i Magi?
Ce lo spiega una leggenda che, guarda caso, sminuisce le donne come spesso succede sotto ogni latitudine. Si narra infatti che i Magi, sperdutisi, chiesero a una donna anziana incontrata lungo la via, di accompagnarli nel loro viaggio per visitare il Re dei Re a cui erano destinati i loro doni.
La donna, ahi lei, rimase in silenzio e indecisa e i Magi se ne andarono insoddisfatti.
Della sbadattaggine di chi perde un segnale divino e visibile come una stella cometa la storia non fa alcun cenno. Ehm...
Appena i Magi si furono allontanati, la donna rimpianse la sua decisione e, desiderosa di offrire un suo dono al Bambino, corse in casa a preparare una cesta di dolcetti per seguirli. Ma loro erano già lontani e allora la vecchia signora, presa dal rimorso per l'occasione persa, da quel momento andò per il mondo ad omaggiare coi suoi doni i bambini sperando, fra loro, di incontrare Gesù.
Quando ero bambina, la Befana era ammantata di mistero e portava caramelle, frutta e monete di cioccolato. Che porta ai bimbi del nostro tempo? Quel che Babbo Natale ed altri hanno tralasciato, e alla vecchietta che va per camini, brutta eh ma proprio brutta, non resta altro che simboleggiare chi porta via tutte le feste.
E così sia.
1 gen 2019
Proficuo 2019
Buon Anno
6 dic 2018
Fiaba natalizia
Il Rosso
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Sari
Quell’anno il cielo alto era particolarmente affollato ed il viavai di angeli era talmente caotico che ci sarebbe voluto un semaforo a evitare ingorghi fra le stradine del cielo. Mai si era visto niente di simile in Paradiso e il motivo di tanta confusione era presto detto: una miriade di angioletti, freschi di accademia, era giunta a prendere servizio in vista dell’imminente Natale ma se la buona volontà era da elogiare, la fremente impazienza era certamente d’intralcio.
I vecchi angeli, che pure avevano chiesto rinforzi, se ne erano già pentiti perché i novellini erano d’ingovernabile entusiasmo e tenerli sotto controllo affinché non combinassero pasticci era pressoché impossibile. E che dire del fatto che chiamassero san Pietro “Sampi”?
- Un poco di rispetto, o giovani – tuonava bonariamente l’angelo anziano senza successo.
San Pietro detto “Sampi” del fatto sorrideva perché quel nomignolo era un segno di vicinanza e di amicizia. E poi, suvvia, erano angioletti giovani, ancora senza le ali ed era necessario avere tanta pazienza per educarli alle attività del cielo dicembrino.
Fra i tanti angioletti, ce n’era uno più vivace degli altri che correva incessantemente a destra e manca senza costrutto, faceva domande di cui non aspettava la risposta e s’intrufolava nei discorsi degli anziani interrompendo il loro lavoro. Era una vera disperazione ma era pur sempre un angioletto ed era piccolo, il più piccolo e si chiamava… già, come si chiamava?... nessuno pareva saperlo perché tutti lo chiamavano il Rosso.
Rosso era esile, aveva grandi occhi nocciola, un sorriso dolce che a volte pareva assumere contorni sfrontati e una folta chioma di capelli fulvi. Un ciuffo ribelle gli copriva interamente l’occhio destro e l’angelo più intransigente diceva che quel ciuffo gli faceva venire una gran voglia di prendere un paio di forbici e… zac.
- Un angelo deve avere la vista aguzza, perbacco, e quel piccoletto con un occhio coperto non può di certo adempiere ad alcun dovere – diceva con convinzione.
Il Rosso pareva non ascoltare le chiacchiere sul suo ciuffo e si dava un gran daffare, si offriva d’aiutare chiunque gli capitasse a tiro e spesso inciampava nell’orlo della veste che, oltre ad essergli abbondante, aveva qualche macchia qua e là.
Come tutti gli angeli cadetti del suo corso, non aveva ancora le ali perché quelle se le doveva meritare ma non vedeva l’ora, come tutti i compagni, di averle. Non che le volesse per vantarsene, affatto, ma sarebbero stata la prova d’essere sulla via giusta per fare del bene all’umanità.
Era la sera del 23 dicembre, in cielo i preparativi per far bella quella festa che bella lo era già di suo erano quasi terminati e tutti erano stanchi e pronti per andare a cena. Ma, fra lo sbalordimento generale, Rosso si presentò a tavola lustro, con la veste perfettamente candida e... con il capo completamente rasato. Al momento nessuno lo riconobbe perché il suo visetto, per intero, nessuno l’aveva mai visto ma poi tutti gli angeli, grandi e piccoli, gli furono attorno per chiedergli conto del cambiamento. Lui, con aria noncurante, disse:
- Mi ero stufato di tanti capelli e poi così farò molto più in fretta a prepararmi la mattina.
San Pietro lo guardò, gli andò incontro e, visibilmente commosso, gli passò un braccio attorno alle piccole spalle attirandolo contro il suo fianco.
A quel contatto Rosso si sentì…beh, non fosse che in cielo c’era già avrebbe detto che si sentiva in paradiso ma la sua gioia era persino qualcosa di più del paradiso. Non gli importava neppure che la manica larga del santo gli ricoprisse gli occhi e a tratti gli producesse il solletico, quel che lo infastidiva, in tanta beatitudine, era solo il prurito alla schiena.
- Sta’ a vedere che mi sono beccato una malattia esantematica proprio a Natale - pensò.
In tre seppero quel che era successo a Rosso e perché si fosse rasato il capo. Uno era lui, naturalmente, l’altro era il compagno che aveva combinato un guaio con la colla e il terzo era san Pietro che, non visto, aveva assistito a tutta la scena.
Il 24 dicembre, all’imbrunire, il Paradiso era perfettamente ordinato, ogni cosa era pronta per festeggiare la nascita del Bambino Gesù e tutti fremevano in vista del grande evento. Gli angioletti erano alla loro prima esperienza e l’eccitazione era palpabile… solo Rosso pareva non partecipare all’agitazione generale… era serio e a tratti, non visto, si massaggiava la schiena e scrollava le spalle.
- Che hai? – gli chiese san Pietro a cui non sfuggiva nulla di quanto avveniva in Paradiso.
- Nulla – rispose Rosso temendo che la malattia che avanzava gli precludesse di partecipare ai festeggiamenti.
- Voltati – disse con voce ferma il santo.
Rosso, imbarazzato e indispettito si voltò, san Pietro controllò e poi lo fece rigirare.
- Temevi di avere una malattia, vero? –
- Sì, ma mi sento bene e posso… - cominciò a dire Rosso
- Non sei malato – disse san Pietro – ti stanno semplicemente spuntando le ali e questo sarà il tuo primo Santo Natale da angelo vero.
Lo abbracciò e gli disse:
- Vieni andiamo a dirlo agli altri, quest’anno avremo un motivo in più per fare festa.
5 dic 2018
24 dic 2017
Semi di felicità
Ce ne vuole troppo per accogliere il cielo e la terra nel petto, però so che quel coraggio in qualche modo adesso è dentro di me, come un seme che prima è piccolissimo e poi diventa albero dai rami grandi e forti, capace di dare ombra e riparo.
Capace di ricevere ferite e stagioni.
Di morire per tanti inverni e gemmare in altrettante primavere, sommando vita e morte in anelli sempre più ampi, unendo cielo e terra.
Alessandro D'Avenia (tratto da "Quel che inferno non è")































