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5 nov 2020

Preghiera

 

Signore, 

forse quel Gigi che è appena arrivato a Te
Ti pare  stanco...  ma è solo per il viaggio
perchè sai  bene che non gradirebbe 
alcun riposo eterno 
lui è, infatti, movimento di braccia,  di idee, 
 di gioia e  sapiente allegria 
per cui , Ti prego, fallo contento.

Per quanto riguarda la luce perpetua
decidi Tu, ai riflettori lui è abituato
ma so che  nessuno sa  fare luce come Te.

Tu hai detto che 
saremo giudicati sull'amore 
e lui di amore ne ha sparso 
e prodotto così tanto
che è stato possibile vederlo  
sui volti e nelle mani di chi oggi
l'ha accompagnato a te.

Noi l'abbiamo amato ma sapendo
che sei la perfezione dell'amore Te lo affidiamo 
Tu saprai renderlo davvero felice
felice per sempre. 

Per Gigi ti prego, o Signore. 






11 ott 2016

Lettere









Cara professoressa,


non le appaia strano che le scriva dopo i  tanti anni trascorsi da quando ero una sua allieva, in realtà non l'ho mai scordata e l'ho tenuta sempre accanto a me.
Sono stata "sua" negli anni della contestazione studentesca, quando si aderiva alle manifestazioni senza avere gli strumenti per capirne le motivazioni, bastandoci quella ribellione che alla nostra età era fisiologica.
In una di quelle occasioni  rivedo il professore di diritto   e il suo volto paonazzo che,  dall'alto del secondo piano della scuola che noi avevamo bigiata scioperando, urlava: "signorine, se non entrate subito in aula chiamerò la questura che vi ci porterà a forza. Guardando la sua ira mi sentii impaurita e spavalda allo stesso tempo ma le compagne più grandi mi spiazzarono ancora di più irridendo l'incoerenza fra la materia del diritto che lui insegnava con la forza a cui ora chiedeva sostegno.
Lei, cara professoressa, non prese mai posizione durante quei giorni tumultuosi ma ci invitò a leggere, leggere e ancora leggere perchè, diceva, solo chi sa può scegliere e non accodarsi alle idee degli altri facendosene servo.

Lei insegnava psicologia ma cominciò a distribuirci libri di storia e sociologia, i suoi, presi dalla sua biblioteca personale, invitandoci a confrontare, pensare, riflettere su quanto avevamo appreso dai nostri libri e quelli che lei ci proponeva.  Erano libri vissuti e a lungo non capii come lei potesse separarsene per affidarli  ad adolescenti ignoranti e tumultuosi come noi.
A me toccò un libro sulla seconda guerra mondiale e la sua lettura mi sconvolse tanto da chiuderlo sbattendo le pagine più e più volte. Eretico, così mi parve, perchè raccontava storie mai narrate, ragioni mai prese in considerazione e di popoli e fatti che nessun libro aveva mai menzionato. Nelle storie  successivamente raccontate da altri libri,  quei fatti li avrei poi riletti come veri.

Il libro non potei renderglielo perchè lei fu trasferita ma non volli tenerlo con me  perchè  scottava, pur chiuso nel comodino da notte,  o forse più per la paura di avventurarmi in terreni impegnativi che non ero pronta ad affrontare. Così lo diedi ad un amico che s'incuriosì da quel che gliene avevo raccontato e mi piace pensare che anche nei suoi pensieri abbia fruttificato.

La ricordo anche fisicamente, professoressa, perchè era giovane, intelligente, simpatica e bella... tanto che una nota ditta di cosmesi l'aveva voluta come modella e noi ragazzine, che  la guardavamo dai manifesti pubblicitari, eravamo orgogliose di quel successo che non ci apparteneva ma, in qualche modo, contagiava. Se la sua bellezza è servita a farsi meglio ascoltare, debbo benedirla perchè quel che lei tentava di inculcarci, ha messo radici nei miei pensieri e ancora oggi cerco di metterle in pratica.
Tradurre le idee in fatti, in scelte, non è affatto facile e quel che lei allora non poteva dirci,  era che chi cerca di farlo deve mettere in conto due fatiche: quella di cercare di capire e l'altra di affrontare chi va dove porta la corrente e ti crede stupido proprio per quelle idee che sono costate impegno e fiato corto.

Le scrivo oggi che vorrei averla qui, in questi anni di cattiva politica e di un generale obnubilamento che ha visto sfumare il pensiero critico in favore di chiacchiere dannose, spacciate come risolutorie per il futuro.  Di questa situazione, lei ne patirebbe come e più di me  ma la sua presenza mi conforterebbe parecchio.
Grazie per quel che ha fatto per me e le mie compagne, professoressa e, se permette, l'abbraccio con affetto.

1 feb 2016

Ciao Nereo

Ti ricordi?
Ricordi il nostro primo colloquio su un argomento tosto che stavamo affrontando nel forum dove ci incontrammo?  Per continuarlo, e sviscerarlo più a fondo, occorreva parlarne privatamente e così facemmo. Che pensieri impegnativi ci infervorarono nel primo anno di conoscenza. E che scambi proficui avvenirono fra noi...
Poi mi chiedesti di insegnarti quel poco di grafica che conoscevo e ti insegnai ad usare i programmi che ti sarebbero serviti per dipingere,
Tu  facesti ben di più per me...  mi insegnasti a leggere oltre quel che le parole del libro offrivano e mi presentasti autori che m'erano sconosciuti e a cui mi sarei affezionata parecchio.
Impiegammo molto tempo per raccontarci qualcosa di noi... lo facesti tu per primo presentandomi la tua cara moglie di cui eri sempre innamorato. Io i miei figli di cui ero, e sono, orgogliosa.
E quanto ho riso  alle battute che ti uscivano facili come lo sono per i toscani.
E quando mi inviasti una email scritta tutta in dialetto triestino? Ti risposi che l'avevo compresa per via delle commedie di Goldoni che seguivo con  passione e tu, fintamente irritato, rispondesti che i triestini non amano essere confusi con i veneziani. Facemmo pace con la tua  ricetta degli gnocchi fritti, con le patate e una  prugna nascosta all'interno. Sai che non li ho ancora cucinati?
Ti dissi che era gradevole il fatto che tu, scrivendo,  usassi tanti puntini sparsi fra le frasi... che anch'io lo facevo... che mi veniva spontaneo. Dicesti che sui puntini di sospensione c'era molto più di quel che le lettere sole potevano comunicare e scoprii che era così... da quel momento, nel risponderti, li usai senza parsimonia.
Per cinque anni ci siamo scritti settimanalmente e ogni tua lettera era una sorpresa perchè  avevi così tante cose da raccontare... e il tuo passato di ufficiale di marina, e il tuo impegno nel nucleare o  i rapporti che sapevi mantenere con le persone che avevi incontrato all'estero e che ti erano rimaste amiche nonostante la distanza di luogo e di tempo.
Ora sei appena partito per un viaggio dal quale non tornerai ed io sono sgomenta... mi pare quasi di sentire la tua mancanza fisica, anche se abitavamo distanti e le tue lettere, da tempo, non arrivavano più, guastate dalla malattia.
Questa mia lettera pare da innamorata ma noi non lo siamo  stati  e in questo stava il segreto della nostra bella amicizia.
E' stato  facile volerti bene, amico mio, e il mio è stato  un bene anche  grato, per tutta l'allegria che mi hai procurato, per tutto quello che mi hai  insegnato e per il  garbo con cui l'hai fatto.
Sei sempre stato un gran signore.
Abbiamo parlato di te, tua moglie ed io... lo faremo ancora...  lei è quel che rimane di te.
Ciao, amico mio per sempre.



29 nov 2014

Lettere non spedite

Spolverando, mi è  capitato sottomano il libro "Elogio dell'allegria" e subito ho pensato a te, te che ne eri il sinonimo...   e così ti scrivo.
Sono stati due mesi,  ieri. Due mesi che a volte paiono secoli e a volte minuti. Lo so monellina, so bene che se avessi potuto  avresti risparmiato ai tuoi cari, e anche a me, questo dolore che ancora  mi vede incredula,  triste e demotivata.  Il rischio di volersi bene è quello di soffrire, lo sappiamo,  e noi di bene ce ne siamo voluto tanto.
Come stride la tua assenza con quel che è festa e normalità...

In questi anni di frequentazione, che da virtuale abbiamo trasformato in reale, la tua bella famiglia è diventata anche un po' la mia e le mie gioie/beghe/allegrie  sono diventate le tue... il tutto mischiato per confidenza, affetto.
Fra noi, a  tendere  la mano fosti  tu, più aperta, più coraggiosa ed io, ricordo, l'accettai con riserva, memore delle esperienza passate che non volevo ripetere.   Ah quanto sbagliavo.... non sapevo quanto capienti fossero le tue braccia e neppure del  tuo cuore generoso dove  c'era posto per tutti.
Per te ho inventato mille aggettivi,  un po'  teneri, scanzonati e un po' allegramente  perfidi  e  la tua risata m'ha educata e  la sento ancora risuonare,   argentina, fresca...  
Come ha fatto, come ha potuto quel terribile male, vincerti, avere ragione della tua forza, allegria, potenza, sapienza. E come hai fatto a sopportarlo con così tanta forza?
Maledetti i signori dell'amianto, siano maledetti a causa tua, a causa dei morti di ieri e di quelli che arriveranno a frotte domani.
Ma  benedette  siano le persone come te che sanno spandere nel mondo amore, fiducia ed allegria.

Fra poco sarà Natale e ti troverò alzando gli occhi al cielo... sarai una delle stelle più  luminose, la prima che occhieggerà e brillerà di più... so bene quanto ti vadano strette le regole.
Ciao dr.ssa. Terry.



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18 dic 2012

Lettere ricevute

Ricevo  questo pensiero dall'amico  Leone  che a febbraio compirà cent'anni.  Non si creda che l'età abbia ottenebrata la sua visione del mondo...  no,  è attento,  vigile  e i suoi articoli, che scrive ancora su una  vecchia e fedele  Olivetti,  sono caratteristici di una persona  ancora e sempre appassionata , che tanto ha vissuto e visto ma che sa vedere soluzioni semplici e attuabili.


"Nelle trasmissioni mattutine della radio che va dalle cinque alle otto, c’è un programma di intrattenimento che, oltre a farmi compagnia, mi mette a conoscenza di tante notizie interessanti. La mattina del 14 dicembre hanno riferito di una statistica secondo la quale il 49% della ricchezza nazionale è detenuta dal 10% della popolazione ed il 50% dal resto della popolazione, mettendo in evidenza lo squilibrio, le ingiustizie e la crisi economica che questo provoca. Di questo passo, diceva il commentatore, succederà come in America, che una parte della popolazione dovrà vivere di elemosine.
Riandando con la memoria ai tempi dell’immediato dopoguerra, nel 1946, don Zeno Saltini, parlando in Piazza dei Martiri a Carpi, diceva che per risollevare l’Italia dalla crisi non si dovevano disperdere le forze ed invitava a fere soltanto due raggruppamenti. Fate due mucchi, diceva. Da una parte i lavoratori e dall’altra i padroni e vedrete che la vittoria sarà nostra. Ebbene, anche adesso, nell’imminenza delle elezioni, seguiamo finalmente l’esortazione di don Zeno e tutti insieme, noi che viviamo del nostro lavoro, diciamo chi siamo e che cosa vogliamo, per salvare uniti questa nostra Italia."

 Leone S.  Bologna 14/12/2012



28 lug 2012

Lettere in arrivo dall'etere

(...)
"V. è andato a casa,
e la casa è un po’ vuota
senza i suoi calzini sparsi.
Ma sono contenta di averlo avuto qui con me.
Abbiamo parlato di tante cose, scuola, futuro,
lavoro, servizio sociale, giustizia, cinema,
 cibo, amici, tempo libero viaggi,
auto, paure piccoli vizi, vestiario,
comportamento civile, impegno sociale,
ed è stato piacevole sentirlo parlare,
confrontarsi con gli adulti,
adulti impauriti di questo mondo
creato da altri adulti avidi,
che con il permesso di altri adulti distratti,
stanno regalando questa terra a questi giovani.
Ma non si scoraggia,
l’anno prossimo potrà votare
e in cuor suo ha già deciso."




Quanto è bello avere attorno amiche così, che sanno parlare anche ai giovani, che non si lasciano sottomettere dalla tv, da chi parla forte, da chi dice che tutto è lecito e sa da che parte stare.
Cara amica mia, grazie!


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12 ott 2011

Lettere

Babbo, li ricordo sai i tempi degli scioperi per ottenere quei diritti minimi che rappresentavano giustizia e necessità. Ero piccina ma quella parola strisciante, sciopero, m'incuriosiva e contemporaneamente intimoriva per via degli sguardi che correvano fra te e la mamma quando la pronunciavate. Tu chiedevi alla mamma se potevamo permetterci quelle ore di non lavoro e lei diceva no, che la famiglia ne aveva bisogno. Ma poi tu scioperavi (per misteriosi accordi fra voi) e la mamma sapeva ugualmente pareggiare quei conti che parevano non tornare mai.

Babbo, ricordo anche il tuo giudizio, severo, verso quei lavoratori che non producevano, che andavano al lavoro solo per aspettare il giorno della paga. Ladri, così li giudicavi e la tua non era esagerazione.

Babbo, grazie per i tuoi esempi di responsabilità e partecipazione. Io, come vedi, cerco ancora di tenerli davanti a me, guida al mio pensiero e ai miei passi.


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30 apr 2011

Lettere ricevute

Ma l’Italia ripudia davvero la guerra?



Sono un cittadino italiano, ormai alle soglie dei cento anni di vita. Ho vissuto e sofferto la dittatura fascista e poi la tragedia della guerra a fianco della Germania nazista e dell’impero nipponico. La guerra voluta dal fascismo italiano è stata perduta e se, a guerra finita, abbiamo avuto un trattamento di favore è stato merito dei partigiani che, col sostegno del popolo italiano, col loro sacrificio e col sangue dei loro martiri hanno riscattato l’onore dell’Italia.
Nell’immediato dopo guerra i governi che si sono succeduti hanno promulgato leggi per una rapida ripresa economica e per riappacificare gli animi e superare le lacerazioni prodotte da una lunga e sanguinosa guerra fratricida. Ma il primo e più importante atto per la rinascita morale e civile del nostro paese è stata la Carta Costituzionale, che sta ancora oggi a fondamento della nostra Repubblica e della nostra democrazia.
Nella nostra Costituzione sta scritto che l’Italia ripudia la guerra. Noi stiamo violando quell’impegno!
L’abbiamo già fatto altre volte nelle guerre, prima contro la ex Jugoslavia, poi l’Iraq e dopo contro l’Afganistan, con le tragiche conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti ed alla fine stiamo soltanto sostenendo dei governi fantoccio che non rispondono al volere della maggioranza del popolo. La democrazia di una nazione non può poggiare sulle armi e sulla violenza.
Ritornando all’Italia: il governo Berlusconi ha già concesso le basi militari per bombardare la Libia, contro il governo di Gheddafi. Già questo a me sembra l’inizio di una azione contraria alla nostra Costituzione. Ma è di ieri la notizia che il nostro governo, all’interno del quale ci sono anche i fascisti, ha deciso di dare avvio anche a bombardamenti su obiettivi militari. Così almeno si dice!
Ma si sa che le bombe, anche quelle intelligenti, non hanno gli occhiali e colpiscono anche inermi cittadini. Ma il governo dice che c’è il benestare dell’ONU.
Ma questo non è forse un atto di guerra che viola la nostra Costituzione?
E quali saranno le tragiche conseguenze, visto che parecchi paesi posseggono anche le bombe atomiche? Non corriamo forse il rischio di finire come Hiroshima e Nagasaki?
Io penso che l’atto di guerra posto in essere dal governo Berlusconi violi la Costituzione.
Da cittadino che ha subito gli orrori della guerra a fianco di coloro che hanno immolato la vita per la libertà, concludo con un evviva all’Italia ed alla sua Costituzione, contro ogni tentativo di violarla, da qualunque parte esso provenga.

Leone Sacchi
Bologna 27/04/2011