.......... "La nostra libertà non è assoluta: per avere senso ha bisogno degli altri" - Nadia Urbinati ..........

lunedì 2 agosto 2021

2 agosto

 

2 agosto  col botto.
A  Bologna.
Nel 1980.
Adesso, dopo 41 anni,  pare ancora più incredibile che la colpa di quegli 85 morti e 216 feriti e mutilati fosse attribuita allo scoppio di qualcosa che non c'era: la caldaia.  

La storia della ricerca della verità comincia da qui, da una caldaia, e in questo giorno vorrei esternare ammirazione e  gratitudine verso l'Associazione dei Familiari della strage che non si sono lasciati scoraggiare da false notizie, da difficoltà e inciampi...  persone unite per un progetto di ricerca della verità vera che differisse dalla caldaia.

Il lavoro svolto, tuttora in corso, richiede sforzi immani, sudore, rischi, speranze deluse... è  un lavorìo da formicario dove ognuno ha un compito da portare avanti con impegno e fedeltà, un onere pagato con ferite aperte, con la mancata quiete del dolore e il costante ricordo, affinchè sanguini anche nelle nostre coscienze.
A chi diceva che la vita va avanti, che occorre pensare al futuro, dico che è  proprio per i vivi che stanno spendendo la loro vita i Familiari, come non capirlo? La loro non è vendetta ma lotta partigiana, una forma di resistenza perenne, un sacrificio che va ricordato e onorato, assieme alle vittime.

Io vi ringrazio uno ad uno, Familiari delle Vittime,   e ogni anno onoro come posso e so il vostro difficile impegno. 


QUI il bel report di Carlo Lucarelli sulla strage

 

 


domenica 1 agosto 2021

A tutti gli incisori del mio tempo

 

     

                                                           -   Un uomo senza tempo -
                                                                Charlie Bustos Bustelo

Alle persone che hanno scritto note nel nostro dna per permetterci di avvicinarci ad essere aromoniosi, se non felici.  
A Roberto Calasso, alle sue copertine dai colori lievi e dai contenuti densi.
A lui, padre di molti lettori, di bravi scrittori, di deboli scrittori,  di ostinati sognatori e d'appassionati amanti del bello...  il mio sentito Grazie!   
Ci mancherai, Roberto Calasso... ti chiedo scusa per non avere terminato il tuo "Le nozze di Cadmo e Armonia".. troppo sangue, violenze, debolezze e inaudite ingiustizie... ero troppo giovane per poter sopportare la caduta degli dei e delle illusioni.
Grazie.





martedì 27 luglio 2021

Tre sguardi per una rapina

 Il ladro

Il gioielliere 

 

 III - La telecamera


Immobile, l'occhio efficiente sempre vigile, la telecamera che stazionava da anni sulla costruzione opposta alla gioielleria ricordava l'entusiasmo iniziale per quella collocazione che presagiva densa di emozioni.  Essere postati in una via centrale, davanti a una importante gioielleria era quanto di meglio potesse sperare e già si vedeva testimone di mille avventure, fughe, sparatorie, forse un omicidio  e lei  sarebbe stata al centro di ogni fatto, determinante e pronta a stabilire certezze in favore della giustizia.
Invece non era andata così e la vita snocciolata sotto i suoi attenti occhi era quanto di più banale potesse supporre. Monotona e senza gloria.
Delusa da tutto quel tempo trascorso a guardare un via-vai senza storia, capitò che un mattino, proprio quel mattino, si sentisse tanto giù da sentire una lacrima scendere dal suo unico occhio e capitò proprio nell'istante  in cui il ladro usciva frettolosamente dal luogo del suo misfatto.

Poco dopo attorno alla gioielleria ci fu un'incredibile movimento... e dopo ancora arrivarono mezzi da cui sbarcarono persone con la scritta "Scientifica" sulla schiena e si chiese cosa mai fosse accaduto dentro il negozio. Spinse lo sguardo fino a sfuocarlo,  non vide che ombre ma quel che era accaduto lo udì salire dal capannello di curiosi che stazionavano proprio sotto la sua postazione. Un tentato furto, ecco cos'era accaduto, e la polizia avrebbe contato sulla registrazione della telecamera per dare un volto al malfattore che doveva pur averne registrato l'uscita a volto scoperto.

L'avrebbero consultata, finalmente... la gioia della telecamera arrivò alle stelle ma l'euforia durò poco perchè, dopo qualche ora, sentì i tutori dell'ordine dire  che no, la registrazione risultava sfuocata proprio negli attimi in cui il ladro fuggiva,  come se un velo d'acqua l'avesse offuscata rendendola  infruttuosa.

La Scientifica, poi, disse di non avere rilevato nulla di importante nei guanti che parevano nuovi e senza traccia del costruttore. Anche le impronte, ben chiare, non trovarono riscontro fra quelle del casellario giudiziario e quindi sarebbero state solo conservate, nel caso che il malfattore avesse compiuto un'altra prodezza.
Il gioielliere, abituato a conservare l'aplomb, lo fece anche alla notizia che il ladro non sarebbe stato rintracciato, ringraziò le forze dell'ordine e si apprestò a gustare il suo caffè di mezza mattina. Posata la tazzina sul piattino, si avvicinò alla porta a vetri e guardò davanti a sè, verso la telecamera.

Inutile!, una telecamera come lei! Cos'era successo? Il fatto parve incredibile al suo stesso occhio ma poi ripensò al momento di tristezza, alla goccia di commozione e sentì un groppo formarsi non si sa dove.  No, non era possibile che lei, proprio lei, avesse contribuito a lasciare un malfattore in libertà,  scacciò il pensiero molesto e si disse che il momentaneo oscuramento poteva essere stato prodotto da una goccia di pioggia, da un escremento lasciato cadere in volo o da chissà che altro.
Non si sentì colpevole ma non si abbandonò mai più alla commiserazione, non pensò che i giorni svolgessero monotoni, fu sempre attenta e ligia perchè la vita è imprevedibile e occorre farsi trovare pronti quando il momento di gloria arriva, senza banchetti o  fanfare, a baciarti.

Mentre si apprestava con diverso spirito ad osservare quanto accadeva nel suo raggio d'azione, la telecamera vide sulla porta il  gioielliere, sentì il suo sguardo e le parve... ma sì... le stava proprio strizzando l'occhio.
Non ne seppe la ragione ma si sentì felice. 

 

Fine


Sari


lunedì 26 luglio 2021

Tre sguardi per una rapina

II - Il gioielliere



Appena uscito il mancato rapinatore, al gioielliere erano mancate quelle forze che fino ad allora aveva mantenute salde e, poggiata la mano all'alto sedile di cuoio, respirò a fondo  chiudendo gli occhi.
Li riaprì, premette il pulsante che riportava il revolver nella sua sede, staccò  il cordless e chiamò la polizia. Mentre aspettava gli agenti, infilò un guanto di lattice, prese una busta e vi mise i guanti che il ladro, uscendo frettolosamente,  aveva scordati. Quelli erano la prova, così come le  impronte digitali sulla maniglia dorata del locale,  di iniquivocabile colpevolezza.   
S'avvicinò alla porta a vetri e,  mani in tasca, aspettò la polizia sotto l'occhio della telecamera che dal palazzo di fronte pareva guardarlo.
 
In tanti anni di mestiere il gioiellere aveva svilupata la capacità di conoscere un'umanità così varia da avergli consentito di sentire chiaro odore d'imbroglio in quell'improbabile cliente. Il primo segnale negativo era giunto dai guanti... fossero stati quelli da moto non avrebbero allertato la sua attenzione ma erano di vitello e non adatti alla stagione.
E poi c'era stato quel bagliore malizioso all'apparire dell'anello col diamante... perciò era rimasto all'erta e quando aveva notato il gioco lento della dita che posavano un anello per ghermirne un altro, non aveva avuto più dubbi e aveva schiacciato il pulsante che avrebbe sfoderato la pistola nascosta nella teca.  
 
Quell'arma non avrebbe mai sparato e lui la pistola vera l'aveva,  era a portata di mano e sapeva usarla ma... aveva voluto sperimentare l'invenzione del meccanico che gli teneva in ordine la vecchia Topolino e che era geniale nel trovare soluzioni. Un giorno, chiacchierando, uno in piedi e l'altro sdraiato sotto la vecchia auto, avevano parlato di un fatto di cronaca dove c'era scappato il morto e avevano concordato sul fatto che prima di sparare  per uccidere occorra una specie di avviso e da lì era nata l'idea  della pistola nella teca che valeva la pena d'essere messa alla prova. Infatti aveva funzionato e il ladro di quel mattino aveva fatto dietrofront.

Ma mentre sentiva in lontananza la sirena del soccorso che s'avvicinava, ripensò ai fatti appena accaduti e  a quel giovane ladro maldestro scoprendo di provarne pena. Si fosse fermato a pensare, quella telefonata al 113 non l'avrebbe fatta e nella mente visse un altro finale della storia.  
Riannodò il nastro della vicenda fino al clack della pistola nella teca, rivide lo sgomento nello sguardo del giovanotto sotto tiro e  un sè stesso dire, assumendo  uno sguardo da padre di famiglia:  Signore, accetta di fare due chiacchiere su questa vicenda?
E lui avrebbe risposto sì, avrebbe spiegato di come e perchè invece di cercarsi un lavoro onesto era diventato un apprendista rapinatore, gli sarebbe stato grato di quello scambio e avrebbe promesso di lasciare la strada malavitosa.  
Forse avrebbero ordinato un caffè al bar vicino e forse...
 
Ma era tardi, la porta s'aprì, gli agenti di sicurezza entrarono e a lui non rimase altro che fare il proposito di non abbandonare il giovane ladro.

 

Sari

(segue)
  



domenica 25 luglio 2021

Tre sguardi per una rapina

 I - Il rapinatore



Arrivò nei pressi dell'importante gioielleria con lo scooter,  vide un posto libero nel parcheggio destinato alle moto ma lo ignorò preferendo  sistemare il suo mezzo  poco più in là, accanto a uno dello stesso modello e colore del suo. La fortuna aiuta gli audaci, si disse.
Si tolse il casco,  che tenne con sè, si avvicinò alla porta della gioielleria e con la mano guantata premette  il bottoncino dorato. Quel mattino aveva curato il suo aspetto e scelto con cura gli abiti per somigliare a una persona facoltosa e credette d'esservi riuscito.
Un suono leggero annunciò l'apertura della porta e lui entrò ricambiando il saluto del gioielliere che in quell'ora di primo mattino era solo al banco. Sfilò i guanti che posò diligentemente su una mensola di vetro e chiese di vedere un anello, un oggetto importante per una signora altrettanto importante e, dopo un breve colloquio teso a determinare i gusti della signora,  si mise in attesa del vassoio che il gioielliere si apprestava a predisporre.

Gli anelli erano pochi ma di ottima fattura, li osservò tutti con calma  poi, alzato lo sguardo sul gioielliere,  chiese qualcosa di ancora più prezioso. Il gioielliere, abituato a quel tipo di richieste,  aprì un cassetto approntato sotto il banco e gli porse un unico oggetto.
Il rapinatore non si chiese se quello fosse il top della casa ma l'anello d'oro bianco con un diamante  grande quanto una mandorla e che, a garanzia della purezza  rifrangeva mille luci, lo emozionò. Magnifico. Lui lo prese, lo mise accanto agli altri disposti nel vassoio e parve fare una comparazione. Ne descrisse la magnificenza, ne chiese il prezzo e, sentita la cifra stratosferica, espresse il  proprio dispiacere dicendo che sì, sarebbe stato all'altezza della persona a cui era destinato, ma di non poterselo permettere. Sospirò.  Lo riprese ancora in mano, quasi a mitigare il dispiacere del distacco, lo guardò ammirato, lo alzò controluce e lo posò delicatamente nel vassoio.

Mentre il gioielliere si apprestava a rimettere il prezioso diamante nel cassetto segreto, lui ne prese un altro dal vassoio rimasto sul banco, lo soppesò e il gesto successivo fu  quello del prestigiatore perchè mentre lo riposava  ne fece scomparire un altro, anche quello bellissimo, che gli era accanto. L'aveva fatto quasi scivolare nel suo polsino quando un clack, che riconobbe immediatamente, lo interruppe e gli fece alzare lo sguardo. Il grande specchio posato sull'elegante bancone gli riflettè l'occhio di una pistola che da una delle teche di vetro  fissate al muro   puntava direttamente alla sua schiena.  Immobilizzò e, dopo una frazione di secondo, l'anello fece il percorso inverso scivolando nuovamente dal suo polsino al vassoio.  
Il gioielliere, intanto,  pareva non avere udito alcun rumore e neppure le manovre del rapinatore e con gesti misurati si apprestava a richiudere il cassetto segreto.  
Il tempo, per entrambi,  pareva avere rallentato la sua corsa.

Il ladro non lo guardò in viso ma sorrise, lo ringraziò dicendo che avrebbe riflettuto sulla scelta, salutò,  prese il casco che aveva posato su uno sgabello e, udito il breve suono della porta che l'aveva accolto all'entrata, mise la mano sulla grossa maniglia dorata della porta e uscì.

Infilò il casco che ancora tremava di spavento per quella pistola che era apparsa improvvisamente da una delle teche alle sue spalle di cui non vedeva nè il calcio nè la mano e... s'era visto morto.

Inforcato lo scooter  sfrecciò lontano da quel luogo e ripercorse mentalmente  i gesti che aveva compiuti durante la mancata rapina... no, non aveva lasciato alcuna traccia che avrebbe potuto ricondurre alla sua persona.
Respirò di sollievo per lo scampato pericolo e, immergendosi nelle vie del centro ormai trafficate,  ringraziò ancora una volta la buona stella dei rapinatori che quel mattino l'aveva assistitito per ben due volte. 



Sari

(segue)

martedì 13 luglio 2021

Rebus

 

 

Rebus -  Inserzione:   5 - 6 - 5 - 7 - 1 - 5 - 2 - 2 -12 

V
la fine inglese
senti
ambiente... inutile
dispositivi elettronici  per  CD
mobile domestico... notturno
E
benchè, per tanto, quantunque
articolo indeterminativo
terminale di pagamento elettronico
2 al cubo
può essere... retta
Torino

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Rebus - L'autore: 10 -10

birre ad alta fermentazione
S
si faceva chiamare George ma era una scrittrice
sono da... matti nel modo di dire familiare
R
ingenuo, sciocco, credulone
nè sì nè no


. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 S.E.&O.

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Soluzione:  Vendo divano letto riletto e anche un po' sottolineato.
Autore: Alessandro Bergonzoni

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Complimenti a Antonypoe che ha risolto e una stretta di mano a Franco che ha cominciato. 

Grazie!

lunedì 5 luglio 2021

Dentro al quadro

 

                                       "Miranda" di John William Waterhouse (Wikipedia)

 

Cara Madre,
vi scrivo con angoscia dopo l'esperienza rovinosa del naufragio dal quale mio Padre ed io ci siamo a stento salvati. La barca è ancora al largo, sbattuta fra le onde che ruggendo intendono ghermirla... vi chiedo perciò di pregare per me e i marinai che strenuamente lottano per strapparla al mare furibondo. L'isola che ci ha salvati da morte certa, è rocciosa e d'aspetto poco accogliente ma la natura, che finora ci è stata nemica, verrà in nostro soccorso e credo non moriremo qui, senza speranza e la certezza del ritorno.
So, cara Madre, che questa mia lettera non potrà giungervi perchè nessun messo ve la recherà ma scrivendo mi pare di tenervi qui, accanto a me e di sentire il vostro profumo e le vostre tenere parole.
Vorrei rassicurarvi, anche  in questa terra lontana e sconosciuta, non scorderò le buone maniere e sarò obbediente e sincera, come voi mi avete cresciuta.
Vi abbraccio, oh quanto vi abbraccio madre mia... vorrei avervi accanto ma sono lieta non ci siate a vedere i miei capelli opachi, scomposti e gli abiti disordinati. So che mi attendono giorni crudi ed esperienze tremende ma io vi rivedrò e questa sarà la ricompensa  a questi giorni tremendi.
La vostra affezionata Miranda.


Sari


domenica 4 luglio 2021

A Giuliano

 

     





QUANDO

Quando precipitano
le ore, fatte lievi,
quando gli ultimi
anni ti portano via
per dieci volte il tempo,
e poi per venti, guardi
smarrito gli ultimi
dieci giorni, svaniti in
una scatola di pillole
svuotata in un sogno.
Capita che tu non
abbia la nobiltà
delle vecchie case
inglesi, ben curate,
con le porte più
volte ritinte
di lucido blu.
Il piccolo giardino
recintato in legno
nodoso a esili
stecche bianche.
No, tu sei solo una
casa dalle pareti
scrostate, con gli
infissi che si muovono
al vento. La vecchiezza,
per te, ha sapore di
docile pianto, di
stanchissima attesa.
Dopo, forse, nel sonno
arriverà l'amletico
sogno, nel segno
del dubbio. Forse.

Giba

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Buon compleanno, indimenticato e  indimenticabile amico caro.  Voglio pensarti felice, ovunque tu sia.  Sarina

 

 


mercoledì 23 giugno 2021

Solo un filo

 

Il filo è...
aria desiderata, vento gentile, freno per l'aquilone, un prato al singolare...
è...
cosa sottile, sinonimo del poco, del fragile e forse inconsistente, un'idea di vita precaria, una pista  per ricordi,  emozioni, è fiato della speranza, traccia d'un racconto, sostegno delle perle,  sfida per il funambolo, vita per le marionette, salvezza per Teseo. Se è rosso segna il destino, se è metallico produce suono, se è trasparente è inganno per i pesci e fra i capelli segna l'età...

Pare cosa da poco un filo ma...
quello a piombo crea muri diritti, se si organizza in trama e ordito diventa coperta, sa farsi maglia, abito e, organizzato in fili metallici, è abbellimento e conduttore di energia.  

Insomma, un filo è cosa estremamente importante ed oggi che di fili elettrici abbiamo piene la casa e le tasche, si potrebbe dire che siamo filo-dipendenti, a qualunque cosa ci colleghino.  

Questo del filo pare un argomento leggero ma nasce dall'essermi dovuta occupare di quelli (pieni di polvere e quasi aggrovigliati) di cui io e il pc abbisognamo per collegarci col mondo.

Evviva i fili, dunque? Sono irritanti, invadenti ma... sì. :)  




giovedì 17 giugno 2021

Finestre spalancate

 



Un signore, non so da dove ma infuriato, fa sapere a tutto il circondario d'avere tutti gli attributi dissestati.   

Contento lui... 





sabato 5 giugno 2021

Infinita pena

 

 

Ergastolo somministrato a rate?