sabato 15 dicembre 2018

Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

Anche quest'anno ho aderito alla bella iniziativa "Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima" ben orchestato da Sciarada di Anima Mundi



Acrostico natalizio

Alto Luccichi Blu E Rosso Oro



Partecipo con una vecchia poesia che mi accompagna quasi ogni Natale, quando sono  alla ricerca, spersa fra le tante incombenze,  del mio personale Spirito del Natale. 
Alice Sturiale lo cerca  e, nella Notte Santa, lo trova  perchè la sua ricerca non è stata attesa passiva ma piena di passione.
Eccola: 

Un Natale diverso
_______________
Alice Sturiale

 Sono tre giorni
che rufolo nel mio cuore
sto cercando...
cerco il mio Natale di sempre,
il Natale felice
ed emozionante,
il Natale
della soddisfazione,
il Natale
che cerco e non trovo...
dove lo avrò messo?
L'ho infilato
in una busta
che quest'anno
non si apre
perché mancan
le forbici, manca
il mio spirito pronto
e ho voglia di urlare:
"Aspettate!
non è il momento,
non sono preparata!
Datemi ancora
un po' di tempo
perché non voglio
vedere la festa
che scappa veloce
sotto i miei occhi.
Datemi tempo,
basta una notte, questa notte...


                                     

S'avvicina la data della festa e desidero augurare che sia un tempo felice per tutti, soprattuto per le amiche e gli amici blogger che ringrazio per avermi offerto proficua e piacevole  compagnia  nel corso di quest'anno. 
Auguro che lo Spirito del Natale  vi sorprenda regalandovi preziosi doni immateriali 

Buon Natale!


Passo il testimone a Negus di Ad Nutum  che seguiremo a casa sua, QUI





giovedì 13 dicembre 2018

Oggi

La mattinata era stata densa di incombenze, traffico, qualche fiocco di neve bagnata, freddo e fastidio per gli automobilisti sfrontati  che senza ritegno non rispettano precedenze e segnali di stop. A tutto questo si era aggiunta la caduta di una foglia che, trascinata dal tergicristallo, pareva sbeffeggiarmi  sia all'andata che al ritorno  del breve percorso.
Insomma, alla svolta che mi avrebbe portata finalmente a casa, il mio umore segnava rosso  ma poi, pensando al piccolo inciampo che io e la mia Geppina abbiamo prodotto senza che un garbato e paziente automobilista in arrivo si inquietasse, sorrido... quell'episodio mi ha ripagata e rimessa al mondo e così posso augurare un felice Natale al cortese automobilista e a ogni persona di buona volontà.



martedì 11 dicembre 2018

Ingegnoso!


Oggi si può fare quasi tutto online ma piantare alberi, contribuendo allo sviluppo e al miglioramento dell'ambiente, mi pareva cosa impossibile.

Invece...
... guardate un po' che hanno saputo inventare questi giovani fiorentini    



lunedì 10 dicembre 2018

Niente offese, grazie

Secondo il Censis gli italiani sono diventati incattiviti e rancorosie e mi chiedo a  chi serva e perchè lo dice. 
Se lo fa per farci sentire in colpa sappia che ormai ci siamo abituati a sentire le offese di chi ci governa guardandoci dall'alto.

Offesi, sì, e in tanti modi... in italiano e in lingua straniera... giudicati come cittadini e  genitori a cui occorre un tribunale affinchè il figlio ultratrentenne, che non studia nè lavora, abbia il dignitoso sussidio familiare che gli spetta. Offesi dalla miriade di sigle che ci fan sentire ignoranti e quindi incapaci. Offesi come lavoratori e persino come elettori.

Non è normale che ci si senta minacciati dopo tanti anni di paure  vere o indotte?

Se alla tv trasmettono film violenti e scadenti... se i dibattiti sono diventati aggressivi e senza dignità... se hanno dato spazio a volgarità e termini che qualcuno ha definito (con soddisfazione) "sdoganati"... se manca il lavoro e la certezza del domani... se il potere vuole annullare la nostra legittima autodeterminazione... se si voglino immettere armi nelle città col rischio di un nostrano far west... se occorrono mesi e talvolta anni per una visita medica...  se veniamo trattati da cretini col rischio che questo avvenga... se occorrono anni e tanto denaro per vederci riconosciuto il sacrosanto diritto che la Costituzione prevede ...............
come NON essere arrabbiati? 
Chi è il vero cattivo? 

Quel che ho scritto non giustifica niente e nessuno... trovo che alle persone che abitano nel nostro paese NON  servano ulteriori offese per riavere la dignità e giustizia a cui avremmo diritto e che paghiamo.
Occorre che ognuno riparta da sé, con coscienza e maturità e senza il timore di dire i  necessari, anche se faticosi,  No, Non Ci Sto.



giovedì 6 dicembre 2018

Fiaba natalizia

Ricopio qui il racconto che ho scritto per  partecipare alla bella iniziativa d'Avvento di Sciarada  Di Anima Mundi


Il  Rosso
___________
Sari


Quell’anno il cielo alto era particolarmente affollato ed il viavai   di angeli era talmente caotico che ci sarebbe voluto un semaforo a evitare ingorghi fra le stradine del cielo.   Mai si era visto niente di simile in Paradiso e il motivo di tanta confusione era presto detto: una miriade di angioletti, freschi di accademia, era giunta a prendere servizio in vista dell’imminente Natale ma se la buona volontà era da elogiare, la fremente impazienza era certamente d’intralcio.

I vecchi angeli, che pure avevano chiesto rinforzi, se ne erano già pentiti perché i novellini erano d’ingovernabile entusiasmo e tenerli sotto controllo affinché non combinassero pasticci era pressoché impossibile. E che dire del fatto che chiamassero san Pietro “Sampi”?
- Un poco di rispetto, o giovani – tuonava bonariamente l’angelo anziano senza successo. 
San Pietro detto “Sampi” del fatto sorrideva perché quel nomignolo era un segno di vicinanza e di amicizia.  E poi, suvvia, erano angioletti giovani, ancora senza le ali ed era necessario avere tanta pazienza per educarli alle attività del cielo dicembrino.

Fra i tanti angioletti, ce n’era uno più vivace degli altri che correva incessantemente a destra e manca senza costrutto, faceva domande di cui non aspettava la risposta e s’intrufolava nei discorsi degli anziani interrompendo il loro lavoro. Era una vera disperazione ma era pur sempre un angioletto ed era piccolo, il più piccolo e si chiamava… già, come si chiamava?... nessuno pareva saperlo perché tutti lo chiamavano il Rosso.
Rosso era esile, aveva grandi occhi nocciola, un sorriso dolce che a volte pareva assumere contorni sfrontati e una folta chioma di capelli fulvi.  Un ciuffo ribelle gli copriva interamente l’occhio destro e l’angelo più intransigente diceva che quel ciuffo gli faceva venire una gran voglia di prendere un paio di forbici e… zac.
- Un angelo deve avere la vista aguzza, perbacco, e quel piccoletto con un occhio coperto non può di certo adempiere ad alcun dovere – diceva con convinzione.

Il Rosso pareva non ascoltare le chiacchiere sul suo ciuffo e si dava un gran daffare,  si offriva d’aiutare chiunque gli capitasse a tiro e spesso inciampava nell’orlo della veste che, oltre ad essergli abbondante, aveva qualche macchia qua e là.
Come tutti gli angeli cadetti del suo corso, non aveva ancora le ali perché quelle se le doveva meritare ma non vedeva l’ora, come tutti i compagni, di averle.  Non che le volesse per vantarsene, affatto, ma sarebbero stata la prova d’essere sulla via giusta per fare del bene all’umanità.

Era la sera del 23 dicembre, in cielo i preparativi per far bella quella festa che bella lo era già di suo erano quasi terminati e tutti erano stanchi e pronti per andare a cena.  Ma, fra lo sbalordimento generale, Rosso si presentò a tavola lustro, con la veste perfettamente candida e... con il capo completamente rasato. Al momento nessuno lo riconobbe perché il suo visetto, per intero, nessuno l’aveva mai visto ma poi tutti gli angeli, grandi e piccoli, gli furono attorno per chiedergli conto del cambiamento. Lui, con aria noncurante, disse:
- Mi ero stufato di tanti capelli e poi così farò molto più in fretta a prepararmi la mattina.

San Pietro lo guardò, gli andò incontro e, visibilmente commosso, gli passò un braccio attorno alle piccole spalle attirandolo contro il suo fianco.
A quel contatto Rosso si sentì…beh, non fosse che in cielo c’era già avrebbe detto che si sentiva in paradiso ma la sua gioia era persino qualcosa di più del paradiso. Non gli importava neppure che la manica larga del santo gli ricoprisse gli occhi e a tratti gli producesse il solletico, quel che lo infastidiva, in tanta beatitudine, era solo il prurito alla schiena.
- Sta’ a vedere che mi sono beccato una malattia esantematica proprio a Natale -  pensò.

In tre seppero quel che era successo a Rosso e perché si fosse rasato il capo. Uno era lui, naturalmente, l’altro era il compagno che aveva combinato un guaio con la colla e il terzo era san Pietro che, non visto, aveva assistito a tutta la scena.

Il 24 dicembre, all’imbrunire, il Paradiso era perfettamente ordinato, ogni cosa era pronta per festeggiare la nascita del Bambino Gesù e tutti fremevano in vista del grande evento. Gli angioletti erano alla loro prima esperienza e l’eccitazione era palpabile… solo Rosso pareva non partecipare all’agitazione generale… era serio e a tratti, non visto, si massaggiava la schiena e scrollava le spalle.
- Che hai? – gli chiese san Pietro a cui non sfuggiva nulla di quanto avveniva in Paradiso.
- Nulla – rispose Rosso temendo che la malattia che avanzava gli precludesse di partecipare ai festeggiamenti.
- Voltati – disse con voce ferma il santo.
Rosso, imbarazzato e indispettito si voltò, san Pietro controllò e poi lo fece rigirare.
- Temevi di avere una malattia, vero? –
- Sì, ma mi sento bene e posso… - cominciò a dire Rosso
- Non sei malato – disse san Pietro – ti stanno semplicemente spuntando le ali e questo sarà il tuo primo Santo Natale da angelo vero.
Lo abbracciò e gli disse:
- Vieni andiamo a dirlo agli altri, quest’anno avremo un motivo in più per fare festa.




mercoledì 5 dicembre 2018

Blog natalizio

Da qualche giorno ho aperto il mio blog di Natale


Vi si può accedere cliccando QUI



lunedì 3 dicembre 2018

Pensieri


"Nella vita o si vince o s'impara. Non si perde mai"

dice Roberto Vecchioni

.-.-.-.-.-.

E' vero? E se è così allora dovrò smettere di crogiolarmi nel senso di perdita, nello sconforto, nella tentazione di gettare via e scordare quel che ha provocato il sentimento che mi fa stare male. 
Lo terrò per usarlo a mio favore... ce la farò?



mercoledì 28 novembre 2018

Attese

Un personaggio politico, che ha incassato alle elezioni il 17% dei consensi, sta comandando e guidando la nazione, con l'assenso degli altri attori politici.  Non so dove ci porteranno i provvedimenti che sta attuando ma oggi sono impensierita dalla legge chiamata "decreto sicurezza".  E  mentre arranco da una testata giornalistica all'altra sperando di trovare notizia di un governo che prende provvedimenti per la scuola, il lavoro, gli investimenti e la tutela del territorio, il mio sguardo smarrisce fra chiacchiericci e bazzecole. Meno social e più fatti, signori... noi aspettiamo da troppo tempo.

E intanto, mentre il lavoro scarsseggia, c'è chi di lavoro muore.
In dieci mesi 945 persone ne sono già morte.   QUI i dati





lunedì 26 novembre 2018

Abbi cura di te


"Sii forte allora ed entra nel tuo stesso corpo;
dovrai avere un appoggio solido per i tuoi piedi.
Pensaci attentamente! Non allontanarti!
Kabir dice questo: 
liberati di tutti i tuoi pensieri, di cose immaginarie,
e rimani fermo in quello che sei. 

Kabir 

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Abbi cura di te, di quel che sei per davvero, pare dirci  Kabir il poeta e mistico indiano vissuto nel  XV secolo... e non ti perderai.   
Che bel pensiero, che grande insegnamento... ogni volta che ci allontaniamo da noi stessi rendiamo la vita  mesta o dolorosa e rischiamo di perderci in altre inutili vie. 




domenica 25 novembre 2018

La storia, vera, di Antonia

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza Sulle Donne, riposto questo mio racconto scritto nel 2011 che narra di una forma di violenza che non è da sottovalutare.

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Antonia
Sorride da una cornice di vetro lavorato ed è indubbiamente bella, Antonia bambina. Sorride sicura perché non sa nulla del mondo e del destino, la sua vita è tutta racchiusa entro le mura di un piccolo paese veneto ed il click del fotografo la coglie pienamente felice.

Sono trascorsi un po’ d’anni da quello scatto ed ora Antonia è una ragazza dagli occhi verdi contornati da folte ciglia dorate e con lunghi capelli di un biondo caldo e naturale che dondolano, raccolti a treccia, sulla schiena. E’ molto bella ma non lo sa, nessuno glielo ha mai detto perché in quel suo mondo semplice, la bellezza non serve, non conta. E’ una ragazza laboriosa, attenta e l'energia dei suoi pochi anni la spende fra i mestieri di casa, la cura dell’orto ed il ricamo.

Un giorno, al paese arriva un forestiero che porta una ventata di novità nell’immobile tran tran paesano catturando subito l’attenzione di tutti. E’ alto, moro e bello come un attore. I riccioli corti e scuri sono domi e lucidi di brillantina e l’ampio petto pare fatto per far fronte ad ogni difficoltà. Antonia prova quasi un timore fisico quando lui le si avvicina e le rivolge la parola… si sente strana, turbata e non osa guardarlo negli occhi.

Quando lui si presenta ai suoi genitori e chiede di poterla conoscere meglio, il padre, dopo averlo ben osservato, dice sì: lo crede il meglio per quella sua amata figliola. Anche la mamma dice sì perché vede già la figlia ben vestita e per sempre “a posto”. Antonia ha dunque il permesso di andare al cinema con il forestiero ma le poltroncine di velluto rosso sono troppo vicine e lei fatica a seguire lo schermo. Cosa sarà quel nodo che sente nello stomaco? Sarà quell’amore di cui parlano le sue amiche e di cui lei non sa ancora nulla o timore?

Alla fine anche Antonia dice sì allo straniero e non sa perché lo fa, lui infatti le fa ancora un po’ paura, ma i suoi genitori sono così contenti che lei non può non esserlo e lei è ancora una bambina ubbidiente.
E così si trova, poco più che adolescente, in una città nuova, con abitudini nuove, stranita dal traffico caotico, dal rumore di fondo che copre ogni altro e col crescente disagio che tutte quelle improvvise novità le procurano.
Ora, quel che valeva nella casa dei genitori, non vale più e lei, qui, deve essere altro, deve imparare tutto e non è facile né piacevole.

Antonia apprende in fretta perché il marito è poco paziente ed esigente come un padrone, ecco, l’ha detto: lui è il suo padrone… padrone di tutto. Non è cattivo suo marito, pensa Antonia, ma ha sue idee sul ruolo della donna e forse crede di fare bene ad agire come fa. Non le parla neppure del suo lavoro e non la interpella come invece faceva suo padre con la mamma… lei non sa nulla della vita di suo marito.
Antonia si sente sempre più sola ed isolata. Al suo paese il telefono non è arrivato in ogni casa e quando i genitori la chiamano, dalla bottega del tabaccaio, lei sente tutto l’imbarazzo che i suoi cari provano ad usare quel mezzo e quel timore non permette loro di sentire la tristezza della figlia che ogni giorno appassisce.

Ma ecco che interviene il destino a metter rimedio a quella vita solitaria ed un giorno avviene qualcosa di incredibile: un bambino. Una piccola vita sta crescendo nel ventre di Antonia e lei si rianima, si sente scelta, benedetta da quel cielo che fino a ieri sentiva immobile e scuro.

Il piccolo nasce, somiglia al padre e lei riversa su lui tutte le carezze e le parole affettuose che non s’è mai sentita di dire e che nessuno le ha mai chiesto. Antonia è finalmente felice e pare che questa gioia sia fruttifera perché dopo poco ne aspetta un altro. Ed è un altro maschio, proprio come voleva suo marito e lei si sente finalmente bene perchè ha fatto qualcosa di buono, di giusto.

Gli anni passano in fretta, come succede quando non avviene nulla di insolito, ed i ragazzi sono ormai grandicelli quando il padre si ammala. Il male è di quelli incurabili e l’ha colpito proprio lì, su quel bel viso a cui teneva tanto, deformandolo. Lui reagisce male, non l’accetta, si dispera e fatica a vivere; diventa intrattabile e lei, impaurita, stranita, si tormenta, quasi che il male l’avesse chiamato lei… e poi, si chiede, perché proprio sul viso, mostrato a tutti… se male doveva essere che fosse almeno nascosto.
Sono mesi duri da vivere ma tutto finisce e lei rimane sola proprio quando i figli sono in quell’età ingrata in cui tutto pare facile e difficile allo stesso tempo, in cui si sentono grandi ma si pretendono le cure riservate ai piccoli.

Antonia, da un giorno all’altro, deve improvvisarsi capace di badare alla casa ed agli affari del marito, è spesso fuori casa e sta in ansia per quei suoi figlioli che deve lasciare soli. La sua imperizia e la poca onestà di chi si professava amico, la portano alla disperazione, il denaro comincia a scarseggiare e lei non sa come fare. L’attività, ormai in passivo, viene venduta. Non rimangono debiti, per fortuna, ma la casa è perduta ed occorre trovarne un’altra più economica. I suoi genitori non ci sono più e lei è sgomenta, smarrita, non sa di chi fidarsi e si chiude in una casa popolare dove tutti la tengono a distanza, crudeli come sanno essere i poveri quando a miseria si aggiunge miseria. La chiamano “la veneziana” e scandiscono quella parola come un’offesa.
Quando anche l’ultima banconota viene spesa, Antonia, ormai disperata, va a cercare lavori di sartoria nei negozi di abbigliamento lontani da casa (quelli vicino non le affiderebbero nessun capo). Lei invece sa cucire bene e si sente fortunata per il lavoro che le affidano anche se le piccole riparazioni permettono a lei ed ai figlioli solamente di sopravvivere. La vita è sempre più faticosa, stenta ed anche i figli lasciano gli studi prima del dovuto e cercano lavoro.

Sono bravi ragazzi e lei si cruccia perché non può permettersi di insistere affinché prendano quel pezzo di carta che era nei suoi sogni.
Antonia è stremata, stanca e dimagrisce a vista d’occhio perché ormai mangiare le interessa poco… solo il bere, il bere, sì. Ed Antonia beve tanto, lo fa ogni sera quando i ragazzi sono già andati a dormire e può perdersi fra le bolle di un vino da poco che la portano in alto, dove non è mai stata… la fa sentire potente e calma e fa diventare ogni problema piccolo e facile da risolvere. Quando è sbronza si sente in pace e non importa se poi non riesce ad andare a letto, tanto lei dorme dove capita, anche sul pavimento.
I vetri delle bottiglie sono il suo problema, dietro le porte chiuse sente i vicini che la spiano aspettando che, nottetempo, dalle scale giunga quel piccolo tintinnio di vetri che denuncia il suo vizio. Non sa difendersi dalle attenzioni malevole che la pungono e vorrebbe diventare trasparente e sorda per non sentire il suo nuovo soprannome: “ubriacona”.
I figli le chiedono conto del suo aspetto, del cattivo odore che emana, del suo parlare a vanvera. Sono grandi ma non sanno che fare, tentano di coinvolgere i pochi parenti rimasti ma tutto è inutile: la caparbietà con cui la mamma nega la sua dipendenza e la poca voglia dei parenti, lascia tutto come sta.
Se i ragazzi si vergognano di quella mamma che spesso esce in ciabatte, che non si pettina, non si copre mai abbastanza e non si lava, non lo danno a vedere… loro sono sempre puliti ed in ordine perché lei non tralascia mai di curare le loro cose… forse aspettano semplicemente che la loro bella mamma, per miracolo, torni ad essere quella dolce e amorevole di un tempo.

La salute di Antonia comincia a traballare, il fegato non ne può più ed i ragazzi pian piano si stanno allontanando da lei. Il pensiero atroce di perdere l’amore dei figli, che la trafigge d’improvviso una sera in cui non tornano a casa, la fanno decidere.  E Antonia smette di bere e pian piano risorge. Un giorno, che poteva essere come tanti, vuota tutte le bottiglie nel secchiaio, porta nella spazzatura i suoi ultimi vetri, si lava, va dal parrucchiere e si veste con quegli abiti eleganti che erano suoi in un tempo più felice e che ora le vanno larghi.
I vicini s’accorgono del cambiamento ma la guardano ancora con sospetto, pronti a cogliere i segnali di una ricaduta che ci sarà, dicono, perché non si può cambiare.
Antonia li vede ma non si scoraggia e improvvisamente forte come non lo è mai stata, scosta decisa gli sguardi della gente e passa a testa alta. Lei non prova risentimenti, non ne è capace ed i vicini ora rappresentano una sfida: un giorno non lontano, riuscirà a conquistarli e dovranno ricredersi sul suo conto.

E sono anni sereni quelli che arrivano per Antonia che cuce, rigoverna la casa, va in chiesa la domenica e poi a portare un fiore fresco a suo marito.
Dopo tanto dolore, tanta fatica, ora si sente padrona della sua vita e per la prima volta, bella. Sente che è arrivato, per lei ed i figli, il tempo della quiete, un tempo di semina e raccolta.
La vita, invece, non ha ancora finito di saggiarla ma lei non lo sa e sorride fiduciosa con lo stesso sguardo della bambina che sorride dentro la cornice di vetro lavorato.

Sari