- "Ciò che distingue una persona che ha studiato da una autodidatta, non è la quantità di conoscenze, ma il grado di vitalità e di coscienza di sé" - Milan Kundera -

mercoledì 20 ottobre 2021

Donne - L'Argia


Il paese non era che un anonimo agglomerato di case in un territorio emiliano di mezza montagna  che di particolare aveva solo il nome: Avino di Sopra e l'unica  stranezza consisteva nel fatto che non ce ne fosse uno di Sotto. L'Argia abitava lì. 

Per i suoi genitori, che l'avevano concepita in tarda età, quella bimba  briosa e allegra  era stato un dono del cielo e se ne sentirono sempre grati. Era anche bella l'Argia e quello che le si era aggiunto nel suo diventare donna  era andato soprattutto a vantaggio dell'altezza che era d'una spanna oltre la media.

A guerra appena passata, l'Argia aspettava d'innamorarsi e a sedici anni era giusto fosse così. Intelligente, simpatica e avvenente, non le mancavano di certo i corteggiatori ma i ragazzi del 1920, la cui statura si fermava al massimo al metro e 60, non le perdonavano  quei settantadue centrimetri oltre il metro e dopo qualche  schermaglia amorosa le preferivano le altre, più basse.  Poco a poco  fu chiaro a tutti che una moglie che avrebbe guardato il marito dall'alto al basso non fosse cosa accettabile per i giovani paesani e così l'Argia, pur richiestissima, celebratissima, a vent'anni divenne ufficialmente zitella senza alcuna possibilità di cambiare il suo stato civile.  

Il tempo passava, l'Argia attirava sospirosi sguardi ma... ahi quei quindici centimetri di troppo...

Lavorava al banco del forno paesano e nel tempo libero raggiungeva le amiche in un fienile dismesso dove le donne anziane  lavoravano la paglia mentre loro si scambiavano allegre notizie  che vestivano di straordinarietà.

Ad Avino di Sopra la vita  era monotamente  scandita da lavoro, arrivi e dipartite, ma la gente era allegra, aveva voglia di scordare sangue,  bombe  e ai pomeriggi di festa bastavano una fisarmonica e poco altro  per radunare in piazza chi aveva voglia di ascoltare musica e ballare fino a che le gambe reggevano.  

Nuovi balli erano arrivati da chissà dove e ciascuno si dava da fare per impararli ed insegnarli ad altri.  In quelle occasioni, facevano corona ai ballerini  una cerchia di spettatori che, seduti su seggiole di paglia  portate da casa, accentuavano l'allegria con commenti, anche salaci e ad alta voce, a danno dei ballerini. Baie di cui nessuno si offendeva. 

In quelle occasioni capitava si formassero nuove coppie... e se in quei pomeriggi l'Argia aspettava di trovare il suo 'lui' non lo dava a vedere, così come pareva non spiacersi  guardare le coetanee,  una dopo l'altra,  andare all'altare.  Però un segreto l'Argia l'aveva: sognava.  Altroché se sognava... e alto o basso che fosse, l'uomo sognato era un tipo coraggioso, buono, sorridente e sincero. Mentre l'aspettava, intimorita dal suo stesso desiderio, rideva, cantava e coglieva i frutti dell'orto.

- Vuoi ballare? Le chiese un giovane straniero quel giorno di maggio che la vedeva compiere ventidue anni, mentre un complessino amatoriale suonava una mazurka tutta nuova.

- Sì - ripose lei cercando il modo di guardarlo meglio senza farsi scorgere. 

Si chiamava Mentore,  non era bello, non era alto ma aveva occhi ridenti e lei se ne innamorò all'istante. Anche lui confessò l'attrazione che provava per lei e  subito si  fidanzarono fra lo stupore gioioso di tutto il paese. Non passò neppure un mese che, vinti dalla passione, s'accasarono. 

- Ci sposeremo dopo la vendemmia, disse lui che era contadino con parecchie vigne. 

Ma quella stagione non arrivò mai perchè ci fu sempre una ragione plausibile per rimandare le nozze e i compaesani smisero di aspettarle senza che alcuno si scandalizzasse per quella situazione irregolare... d'altra parte per l'Argia era  sempre meglio la convivenza che rimanere sola per tutta la vita.

- Ci sposeremo all'arrivo di un bambino, disse nuovamente lui 

La vecchia casa gioì per il grande amore a cui dava tetto e si entusiasmò per l'arrivo dei cinque chiassosi figli che  l'Argia e il compagno  accolsero e crebbero armoniosamente. Furono anni densi di lavoro, di pensieri e non ci fu tempo  per pensare ad altro che al presente mentre i calendari sfogliavano senza memoria, come solitamente succede  quando non capitano eventi eccezionali.

Con il lavoro di entrambi raggiunsero una buona pace economica e  si ebbe tempo per pensare. 

- Ci sposeremo?, chiese lei una sera, dandogli le spalle, mentre rigovernava i piatti e pensava ai figli, a se stessa e al futuro.

- Certamente, rispose distrattamente lui continuando a sfogliare le grandi pagine del giornale domenicale.   

Il "quando" che le urgeva in cuore, le  rimase in gola. 

Uno dopo l'altro i figli, tutti alti e maschi,  sposarono piccole ragazze bionde e brune  e la coppia di contrabbando rimase sola.

Una sera, accanto al camino, lui guardò la compagna seduta accanto intenta a cucire, pensò che era  ancora bella seppure segnata dal lavoro e dall'età e, con un sorriso enigmatico, le rivolse una domanda. 

- Ti sei mai pentita d'avermi detto sì senza ci fosse di mezzo l'altare? 

- No, rispose debolmente lei alzando gli occhi ma con quell'attimo d'esitazione che lui percepì. 

- Vorresti ancora sposarti? - chiese lui  per poi dire precipitosamente - Certo che saremmo proprio buffi noi due, a quest'età, seduti come giovinetti a farci promesse che abbiamo già mantenute. 

- Forse, rispose lei a cui il messaggio era arrivato chiaro e forte rimettendosi al lavoro.

Di nozze non se ne parlò più e quando lui  anni dopo morì, lei non versò pubblicamente una lacrima ma a sera, partiti tutti, ormai sola nella grande casa, salì in mansarda, aprì un baule e pianse, pianse a lungo accovacciata su quella nuvola di tulle bianca  ormai stropicciata e ai sogni lì conservati e ora sepolti.


Fine


Come prima lettrice di questo racconto, mi chiedo come mai, pur amando l'Argia  e sapendola solida e fedele, Mentore  non l'abbia voluta sposare, ben sapendo quanto lei tenesse a farlo.  Che sia stata la rivincita su quei dieci centimetri che lei aveva in più? 


Sari






14 commenti:

  1. Sai che pensavo anche io a quei dieci centimetri galeotti? Gli uomini sanno essere così sciocchini. Ho una cugina cattolicissima da sempre innamorata del compagno ateo che non ha mai voluto sposarsi in Chiesa. Cosa gli sarebbe costato, far felice l'amore della sua vita, anche non credendo? La considerava una cerimonia fasulla? Per lui forse, non certo per lei. Ma gli uomini sono così. Covano sotto cenere, che sia una fissazione causata da una fede che non posseggono, che sia un rimpianto per dieci centimetri in meno, con eco moltiplicata da quei cinque figli maschi. Tutti alti. ;)

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    1. La storia è in parte quella della mia nonna paterna. Lei, altissima in una famiglia dove i ragazzi passavano il metro e novanta di altezza, sposò un uomo basso di statura che non ebbe mai complessi... ma lei visse la solitudine dell'essere diversa anche dalle amiche.
      Quei tremendi dieci centimetri ;)))
      Ciao Franco.

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  2. Un'amica mi ha raccontato del suo nonno a cui morì la moglie e prese in casa una parente giovane per badare ai figlioli. Vissero come marito e moglie e senza altri figli. Poi lei morì e una di queste figlie doveva far scrivere il nome sulla bara. Il babbo disse che bisognava scrivere il nome da ragazza perché non l'aveva mai sposata. La figliola era incredula e costernata, per lei era stata una mamma. Ma perché babbo non l'avete sposata? Non ho avuto tempo, disse lui.

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    1. "Non ho avuto tempo" è il rimedio a quel che non sapeva o non aveva parole per spiegare prima di tutto a se stesso. Barbero, eccellente storico, dopo quella che ritengo una boutade, visto che il suo dire si presta a interpretazioni convenienti o proprio sbagliate, dovrebbe scandagliare la struttura mentale maschile che pur non è tanto complessa.
      Buona giornata cara Lorenza.

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  3. Pure io ho pensato che il motivo fosse legato a quei dieci centimetri in più, gli uomini, spesso, non accettano di arrivare secondi. Anche se non è sempre così, come mi raccontava spesso mia nonna, la mia bisnonna era più alta del mio bisnonno, e che ai tempi del corteggiamento era lei lei che aveva dei dubbi e non sapeva se accettare o meno la proposta proprio perchè lei era più alta. Per lui, invece, la cosa non rappresentava un problema. Poi arrivò l'amore e convogliarono a nozze, solo che i figli presero quasi tutti dal papà, mia nonna era più bassa della madre. Buon pomeriggio, Sari.

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    1. Da quel che racconti penso che anche fra "geni" esistano prevaricazioni (lo scrivo ridendo). Anche la nonna, rossa di capelli, non ebbe tutti figli alti ma misti, i figli che le somigliavano maggiormente erano bassi e quelli che avevano preso dal nonno erano mori e alti. Bizzarrie geniali.
      Buongiorno a te Caterina.

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  4. Un bel racconto, emozionante e tutto sommato allegro e gioioso, nonostante quei centimetri di troppo.

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    1. Penso che Argia, negli anni '20, si debba essere sentita a disagio per quel mancato riconoscimento pubblico che è il matrimonio. La Chiesa poi...
      Grazie Costantino, buona giornata.

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  5. molto ben scritto e di un'intensa semplicità.
    come mai? perché lui la pensava così e credeva che contasse altro. i "sogni" lasciamoli nel baule. ciao

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    1. Grazie Ant. "La pensava così" non è sufficiente a motivare il rifiuto a un riconoscimento che prometteva senza mai mantenere.
      Penso che ognuno abbia un suo "baule" dove riporre quell'essenziale che gli pare quasi indispensabile. Ma ogni tanto occorre aprire il coperchio per dare aria, scartare, accarezzare e riporre nuovamente.
      Buona domenica.

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    2. prego. anzi grazie a te.
      le "promesse" erano il suo modo di esprimere e la forma scelta per disconoscere il valore di quella "celebrazione". del resto, mi pare, entrambe ben comprese dall'amata. certamente poteva esser tutto molto meglio chiarito, aprendo i rispettivi bauli e discutendo dei contenuti (mi piace come ne parli, con tenerezza e insieme con concretezza).
      buon giorno

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    3. Non credo si possano fare patti stabili in una coppia ma le promesse vanno mantenute o, se è il caso, spiegate. In troppe famiglie vige il tacere, un fatto che viene spacciato per virtù, pazienza, voglia di pace, mentre è prodromo di guerre future e di infelicità anche presenti.
      Quel che mi colpisce, guardando le coppie di cui conosco il percorso, è il poco amore che ci si scambia... in questo caso Argia ha compreso il suo compagno e ne ha rispettato il volere, lui ha capito bene quale sarebbe stato il desiderio della compagna e il suo dovere morale, in epoca passata tassativo, di sposarla ma è stato ambiguo... mostrando una scelta di poco rispetto e amore. Le ha fatto scontare, a mio avviso, quel suo difetto d'essere troppo alta. E lei, nei fatti, lo era... e non solo fisicamente.
      Buongiorno Ant.

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    4. personalmente non faccio mai promesse se non con serietà. ma certe promesse fatte con noncuranza e procrastinando recano l'evidenza di un pensiero contrario alla loro realizzazione. a me pare questo il caso in questione. certamente, come ho già scritto, si può fare di meglio e condivido le altre tue considerazioni.
      buon giorno

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- Grazie per il tuo commento che sarà sicuramente rispettoso.