giovedì 4 dicembre 2014

Parole e qualità




Don Ciotti, a Milano, ha ricevuto una laurea honoris causa  in Comunicazione.  Con lui, don Rigoldi e don Colmegna.

"Ma resto prete e basta", tiene a sottolineare nella intervista che si può leggere   QUI.




E poi, da ottimo  comunicatore, in due parole "fotografa" la situazione italiana  dicendo: 
"...  la comunicazione è una cosa importante anche per noi che ci occupiamo di problemi sociali, ma è pur sempre un mezzo, non un fine. Oggi c’è una grande enfasi sul comunicare, spesso però direttamente proporzionale alla povertà dei contenuti". 
E ancora
"... fine della comunicazione sono le persone. Ma non le persone come potenziali clienti, consumatori o proseliti. Le persone come domande di sapere, come bisogni inespressi, come diritti non tutelati. Come soggetti di dignità e di libertà. Qui sta l’etica della comunicazione e qui sta anche il futuro della nostra democrazia". 

Congratulazioni, dottor Ciotti.


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4 commenti:

  1. grazie Sari, per averci proposto questa meravigliosa intervista a questa meravigliosa persona, che ho letto questa mattina. A questo sacerdote di strada e di frontiera.Quelli della terra di nessuno. Quelli degli ultimi, sotto ogni loro forma.
    Sai una cosa? Io non ho una grande fede, ma sono piena di mille domande e di mille dubbi. Però ho avuto la fortuna ed il privilegio di aver incontrato, nella mia vita, PRETI meravigliosi, sacerdoti dalla fede vera, reale, urlata, vissuta e condivisa. Don Gallo, IL GALLO. Don Gianni, che era il mio prof. di religione alle medie e poi me lo sono " ritrovato" anche al liceo,uomo di montagna, scalatore di pareti alpine e scalatore di anime. Don Marino, che battezzò mia figlia undicenne, su sua espressa richiesta. Mi hanno arricchita. Hanno fatto aumentare i mie dubbi. Mi hanno scavato solcati dentro. Penso che sia merito loro se , giorno dopo giorno, mi sento un pochino ( poco poco....)migliore del giorno prima. Emanuela
    PS. scusa se, come direbbe una prof di italiano a scuola....sono andata fuori tema: però la colpa è un po' tua, che mi spingi a queste riflessioni! Grazie

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    1. Hai ragione Emanuela, di persone buone, giuste e coerenti ce ne sono parecchie ma mi chiedo perchè decidiamo spesso di credere ai mascalzoni piuttosto che dare credito a chi dà valore alle persone e peso a quel che ne ha.
      Seguo don Ciotti e aderisco a Libera che ha bisogno della nostra presenza per spargere nel mondo le iniziative che sono necessarie.
      Credere, che vuol dire credere? Per me non è questione di chiesa o di professione di fede ma di gesti concreti, di scelte di vita e di percepire l'altro come prossimo da rispettare.
      Questo spazio è aperto a qualsiasi argomento e quindi nessuno mai è fuori tema... mi piace la tua passione per tutti gli aspetti della vita e ti abbraccio ringraziandoti.

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  2. Se il dottore è un dotto
    allora dottore lo era anche prima
    Spesso si danno lauree ad onorem solo per avere gente che attiri studenti
    alla tale università o alla tal'altra
    se pensiamo che da noi l'hanno data in comunicazione a Valentino Rossi
    noto l'abisso tra le due università
    e non ne vado affato fiero.

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    1. Ottime considerazioni, le tue. Le lauree ad honorem sono un riconoscimento e quella che citi non riesco a motivarla in nessun modo. Anche nella mia città sono state date lauree "onorifiche" che a me sono risultate incomprensibili... e neppure io ne vado fiera.
      Credo la fierezza una parola scomparsa... che dici, ne chiediamo a Chi l'ha visto?
      Ciao e bentornato.

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