domenica 15 novembre 2015

Don Gallo ci soccorre

dal web


















Don  Andrea Gallo, che di diversità e pericoli se ne intendeva,  dice:

"È difficile tener sempre la porta aperta, non è facile. 
C'è anche la paura, ma noi non rimuoviamo la paura, la affrontiamo. 
Quante volte in questo ufficio mi han puntato una rivoltella... 
Ma solo attraverso l'accoglienza, attraverso l'ascolto, 
attraverso la disponibilità, la generosità, si supera la paura."

Sempre grazie a te, don Gallo.




4 commenti:

  1. E' difficile convincersi che si possa "accogliere" qualcuno che ti punta una rivoltella addosso. Chi era sotto il tiro delle mitragliette a Parigi poteva solo "ascoltare" le urla che inneggiavano ad Allah o i lamenti dei compagni stesi a terra. Non poteva far altro che "accogliere" la morte, se fosse venuta.
    Si può essere disponibili solo se chi ti è di fronte la vuole la tua disponibilità.
    Perdona questo nichilismo che sembra voler negare dei valori positivi, nei quali invece credo. Ma c'è un contesto che non permette di esercitarli.
    Ho due nipoti che hanno ora 16 e 12 anni, il cuore mi si stringe se penso al loro futuro, che mi appare denso di ombre fosche.

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    1. Hai pienamente ragione, Ambra, non si può discutere con chi usa un'arma verso chi è disarmato ma la violenza è l'ultima fase di un rapporto, dimostra che è degenerato e che ogni altra soluzione è fallita.
      L'accoglienza, invece, è la prima fase di un rapporto e prevede un colloquio aperto e utile a entrambi i soggetti che stanno dialogando.
      Accogliere non vuol dire prendere su di sè l'altro ma fargli spazio nel capire le sue motivazioni, sta nell'ascolto vero delle sue ragioni anche se si contrappongono alle nostre, sta nello sforzo di mettersi nei panni degli altri.
      Ad un ospite, (ma anche ad un'idea nuova) posso dare spazio e accoglierlo, seppure con timore o posso arrivare a dire "capisco ma non la penso come te" oppure "capisco il tuo bisogno ma non posso" oppure "non so come aiutarti"... ma non urlargli "fuori da casa mia". Se quello si ripresenta armato non riesco poi a dirgli il classico "parliamone". Questo è quel che, secondo me, intendeva dire don Gallo.
      Anch'io sono nonna e penso con sgomento al mondo che si sta preparando per i nuovi nati, penso però, e spero, che l'educazione che riceveranno farà la differenza. Dovranno essere abituati a non dare ascolto ai seminatori di violenza (responsabili come chi imbraccia le armi. secondo me) ad essere maggiormente formati e a pensare in autonomia.
      Questa mattina, a "Prima pagina" di radio3rai, si è parlato di responsabilità con Mariano Maugeri (inviato del Sole 24ore) che ha letto un lungo articolo di Caracciolo. Se hai tempo, riascolta il podcast qui: http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-afd05d44-390e-41e4-a239-c7f04cd934d7.html
      Le vittime sono tali da qualunque parti del mondo piangano e si diceva che, quel che è accaduto a Parigi, viene vissuto ogni giorno in altre parti del mondo dove altre madri piangono figli innocenti come i parigini... a quella gente non avevo affatto pensato ma anche per loro dovrei indignarmi, come per i miei vicini fratelli francesi. E' utopico persino parlarne però... pensa come sarebbe il mondo se ogni persona si preoccupasse anche solo di un suo vicino.
      Grazie Ambra.

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  2. grazie, come sempre, per averci ricordato le parole di Don Gallo, che non solo le pronunciava, ma le VIVEVA quotidianamente.
    la sua accoglienza era davvero totale: davvero sempre con gli ultimi.
    E la sua immagine, il suo cappello nero, il suo sigaro e la sua sciarpa rossa girano ancora per Genova .
    Da venerdi' notte penso una cosa- e spero non ci sia bisogno di dire, non a te sicuramente, che non vuole essere, il mio , un discorso giustificatorio ma, se mai, un'accusa precisa verso le nostre coscienze, A PARTIRE DALLA MIA.
    Non più tardi di 10/15 giorni fa (...vedi, non ricordo neppure quando e ciò è gravissimo) a Beirut, nell'ennesimo attentato, sono morte 200 persone, più o meno e la maggior parte erano donne, bambini, padri, madri, fratelli, sorelle,figli, genitori.....
    E' solo perchè erano lontani che non mi sono indignata abbastanza e non ho provato lo stesso dolore, come se le cose che mi toccano l'anima e la coscienza sono soltanto quelle vicine, solo se e quando toccano il mio mondo occidentale e, quindi, assolutamente privilegiato?
    Posso dire che mi vergogno?
    un grande abbraccio e non finirò mai di ringraziarti per tutto ciò che " butti là", come un sasso nello stagno, che cade ma lascia mille cerchi, che diventano sempre più grandi. E grazie alla mia buona sorte che, un giorno, mi ha fatto trovare le tue parole.
    Emanuela
    .

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    1. Non credo si possa patire allo stesso modo per ogni ingiustizia o crimine e ritengo logico addolorarsi di più per chi conosciamo o ci abita vicino. Per fortuna non sappiamo tutto del mondo... ne saremmo schiacciate e questo non servirebbe a nessuno. Però cerco, come te, di essere attenta a quel che succede, sperando di avere la capacità d'essere equa nei miei giudizi personali.
      Sei troppo generosa con me, ho soltanto quel po' di tempo che l'età concede.
      Un abbraccio, buona giornata.

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