domenica 23 novembre 2014

Sono andata a votare



Sono andata a votare ed ho trovato il deserto, in tanti anni di voto non avevo mai visto qualcosa di simile. Appena arrivata alla porta, quattro giovani  mi hanno accolta con un gran  sorriso, quasi avessi fatto loro un favore e nel tendermi la scheda e la matita, al mio sguardo che chiedeva in quale cabina dovessi votare, mi han detto con un largo gesto della mano: dove vuole. Che desolazione.

Leggo i dati delle affluenze e del  grande calo delle percentuali dei votanti. L'età media di chi s'è scomodato ed è andato a votare, dicono, è sui sessant'anni... miseriaccia... sono andati a votare solo i pensionati, quelli che si fidano, quelli che votano come han sempre votato, quelli che  s'illudono ancora che le cose possano cambiare dentro il proprio partito, quelli inamovibili.

So già come andrà a finire...  con un de profundis.

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16 commenti:

  1. sto seguendo i dati sull'affluenza ai seggi....no comment.
    Se uno volesse, ottimisticamente....fare il gioco di Pollyanna...potrebbe illudersi che, da questa affluenza ai seggi quasi nulla, possa derivare una riflessione " seria".Ma ho qualche dubbio sulla serietà di chi dovrebbe riflettere!.
    buona serata emanuela

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    1. Ma sì, non abbiamo proprio dubbi sulla riflessione seria o meno che sia... e chi la spaventa 'sta gente?
      Buona serata a te, Emanuela. :)))

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  2. Sempre più drammatico dover constatare che giovani e, diciamo, adulti sotto i 60 non hanno più alcuna fiducia nella possibilità di un cambiamento. E chi potrebbe dargli torto, considerato l'immobilismo che dura da anni?

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    1. Che cos'è, cosa dovrebbe essere e cosa produce una buona politica, i giovani e gli adulti giovani non lo sanno. Sono cresciuti con un ex cavaliere che in Europa dichiaravano vergognoso, vedono il suo successore che parla per annunci e non cambia le regole e il futuro che han sognato svanisce e non resta altro che scapparsene via.
      E' vero quel che dici... e come potrebbe essere diversamente? Che gl'importa il voto?
      Ciao.

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  3. In ogni democrazia che voglia esser tale, è la maggioranza che governa "anche" la minoranza contraria.
    In Italia siamo al paradosso che una minoranza va a governare "anche" la maggioranza, assente per mancanza di scelte accettabili.
    Oggi l'assenteismo viene stigmatizzato come segno di mancata democrazia, domani e fino alla prossima tornata verrà accantonato come un incidente di percorso, e chi andrà a governare continuerà a farsi i fatti propri personali o di clan...
    E alla prossima chiamata alle urne i candidati finiranno per votarsi da soli, per assenza assoluta di altri votanti.

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    1. Quel che mi ha maggiormente impressionata, in questa tornata elettorale, è il fatto che nella mia città il personaggio che ha usato, come campagna elettorale, i mezzi disgustosi di cui tutti sappiamo, ha ottenuto la visibilità smaccatamente preparata e la gente, la mia gente, gli ha dato credito. Mi sento orfana come italiana e come bolognese.
      Viva i calabresi che sono andati a votare... Emilia-Calabria 0 - 1
      Ciao Gattonero, grazie.

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  4. Sentivo stamattina alla radio la notizia della scarsissima affluenza. La disaffezione per la politica ha portato a questo. Se non si va a votare ci imbavaglieranno per benino e per sempre.
    Un abbraccio
    Francesca

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    1. E' così, Francesca, il voto va esercitato e occorre averne cura affinchè non vada, come ipotizzi, eliminato.
      Un abbraccio ed a presto, ciao.

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  5. Di questo post quello che mi resta e per fortuna mi fa ridere è il tuo "miseriaccia" . Condivido, miseriaccia!

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    1. Ahahaha... non mi ero accorta di averlo scritto... dovevo essere ben arrabbiata quando ho postato.
      Ciao Vitamina.

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  6. Cara Sari, per fortuna abitando in Lombardia a me non toccava di andare a votare, sarei rimasto a pensarci a lungo e alla fine non avrei votato. Il voto è pur sempre una delega, la si dà a un partito o la si dà a una persona. Non avendo uno di questi due requisiti preferisco astenermi. La scelta dell'astensione, almeno per me, è una scelta triste, di solitudine. Non esiste l'astensionismo attivo, l'astensionismo attivo lo si può avere solo se ci sono ogni giorno piazze in lotta, comitati e nuovi strumenti di democrazia, altrimenti è solo solitudine. ciao

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    1. Immagino la tua sofferenza per quella decisione e non desidero convincerti a fare diversamente, Francesco, ma io vado a votare perchè anche il non-voto ha una sua valenza ed è un gesto di altrettanta responsabilità perchè rinforza il partito vincitore ed è come delegare chi va a votare a decidere anche per noi.
      Il capo del governo ha detto che l'astensionismo non è un problema e questo mi allarma molto perchè credo che questo sia il progetto politico di un immediato futuro. Già lui governa non eletto e con un consenso minimo...
      Grazie per avere espresso il tuo parere a cui tengo.

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    2. è vero l'astensione è un lasciar fare agli altri e sono meno fastidi per il vincitore. Nell'astensione ci sono: quelli del chi se ne frega, quelli duri e puri, quelli che credono nel miracolo del silenzio, quelli del pessimismo totale, e quelli un po' scoraggiati. Appartengo all'ultima categoria.

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    3. Lo scoramento è una tentazione che coglie spesso anche me però... però un tal Francesco una volta mi ha detto che il pessimismo della ragione va combattuto con l'ottimismo della speranza e quelle parole mi hanno ridato energia. Una giusta via per uscire da questo periodo storico, non la vedo ma resisto spargendo parole, il senso di normalità che temo venga sperso, fra i figli e i loro amici.
      Domenica scorsa, una diciottenne mi ha sorpreso con le sue osservazioni politiche, mature e consapevoli. I giovani.. loro ci salveranno.

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  7. Tu lo sai, io sono un liberale, addirittura einaudiano. Sai quanto ritenga che la salvezza dell'uomo, fisicamente intendo, sia legata all'egoismo ed al logico evolversi delle cose. Sai quanto ritenga assurda l'utopia, e quanto la rispetti, non perché possa crederci, ma per la tenerezza che mi indica la poesia che c'è in voi. Il problema è quello che si definiva liberale era, in ogni caso, un idealismo con scopi migliorativi per l'umanità intera. Ebbene, vi, ti stimo e ti ammiro, vi rispetto. Non vi svegliate, sareste come me, non avreste sogni. Auguri, se dimostraste di aver ragione, sorriderei al cinismo del mio sorriso.

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    1. Non sono davvero in grado di dirti, con parole corrette come quelle che usi per me (sarei un'utopista del niente) che il tuo ragionamento è cinico e lo scrivo in chiaro. Quel che chiami utopia io lo chiamo progetto, speranza, visione di un futuro possibile.
      E' proprio l'egoismo a dover spingere tutti a cercare un bene comune perchè siamo fatti per vivere in gruppo e il benessere di tutti dove essere il progetto a cui si tende... anche sapendolo irrealizzabile. E' solo guardando in alto che si vede il cielo.. lo scrivo da sveglia e trovo avesse ragione Gandhi dicendo che solo chi ha un grande sogno può sperare di realizzarlo.
      Ciao Giba, fratellone.

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