lunedì 21 maggio 2012

Io e la stampa

A mio avviso, questo paese non cambierà se non lo farà anche la classe giornalistica. Eccezioni a parte, noto la pochezza degli articoli e delle interviste che spesso non hanno valore d'informazione e servono solo a riempire spazi. Ce ne fosse bisogno, lo dimostrano ancora una volta i sevizi sul terremoto dei giorni scorsi.
Chiedere a un terremotato cosa ha provato, pensato, al momento del crollo mi pare cosa inutile e addiruttura indegna. E cosa potrà mai rispondere il povero intervistato se non che ha avuto paura? E perchè inseguire, intralciando chi lavora fra una scossa e l'altra, chiedendo qualcosa a cui non c'è risposta certa? Tutto questo non è, a mio parere, diritto di cronaca e a volte, vista l'insistenza, certi giornalisti (?) sarebbero da punire per intralcio.

Questa mattina, alla radio, è intervenuto un ascoltatore che chiamava da una zona terremotata, per commentare la rilettura di un articolo che polemizzava sui crolli per scarsa attenzione ai beni culturali. Ha contestato l'articolo dicendo con forza che nessuna abitazione è crollata, che i cittadini sono attenti e responsabili (riporto con parole mie) e che gli edifici antichi cedono sotto la spinta vigorosa di un terremoto di quella portata. Il giornalista a cui si rivolgeva l'ascoltatore, non ha saputo rispondere granchè, si è barcamenato come poteva...
E che dire del servizio (?) giornalistico che ha usato addirittura gli esperti per chieder loro se è meglio affrontare la paura da soli o in compagnia? Bah!

Credo sia faticoso il mestiere di giornalista ma per meritare questo titolo occorre guadagnarselo. Datevi da fare, signori giornalisti e noi lettori ricompreremo il vostro giornale che informa per davvero. Riconquistateci!



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6 commenti:

  1. Dio sa se hai ragione, Sari. Ho sentito una diversamente abile di terza classe chiedere alla mamma di una ragazza uccisa: "Le manca sua figlia? Quanto le manca signora?".

    Spero che sia lei a mancare a sua madre che, presumo, farebbe un sospiro di sollievo. Cretina.

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  2. Buongiorno Giba.
    Quella ragazza è disabile e quindi scusabile... potendo fare un parallelo con i giornalisti, questi ne uscirebbero piuttosto malconci. Non tutti lo meritano, via...
    Un abbraccio.

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    1. Mi riferivo a una giornalista. Disabile, impropriamente, perché perfettamente normale in tutto, tranne che nell'imbecillità. Una disabile vera non avrebbe mai fatto una domanda simile. Ciao Sarina

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  3. Ciao Sari, non mi faccio tanto viva perché questo lavoro mi stanca tanto e mi consuma tanto tempo , quindi passo fra i blog in volata.. Oggi però voglio dire la mia: credo che sarebbe sufficiente per i giornalisti, che accendessero il cervello , per fare un buon lavoro . Il cervello acceso sarebbe già un passo avanti, infatti quando se ne sente parlare uno che ha girato la manopola della mente e pensa mentre parla viene da prestare attenzione. Ci si chiede, ma che ha fatto quello lì?, tanto è lo stupore.

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  4. ci sono giornalisti di ogni tipo. più che la pochezza o addirittura l'insipienza mi disturbano certe presunzioni e arroganze. ciao

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  5. Carissima Sari,
    condivido in pieno le tue parole.
    I giornalisti oggi, sono tutti nel libro paga del sistema e di conseguenza complici dello stesso. Le eccezioni ci sono, certamente, ma non hanno spazio e vengono tagliati fuori. Ecco perchè è importante il lavoro dei blogger come fai anche tu Sari, perchè in qualche modo rompiamo il muro che ci hanno costruito attorno facendo passare qualcosa di scomodo alla macchina del potere e del controllo mediatico

    un abbraccio
    giordan

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