giovedì 15 settembre 2011

590 milioni di euro!

Tanto ci costerà il censimento Istat che  nei prossimi mesi  ci fotograferà. 
Era il caso di spendere così tanto denaro in questo  periodo magro? Servono soldi ma il governo sta spendendo allegramente il denaro che potrebbe servire ad incentivare il lavoro e la ricerca e tanto altro.
Di oggi la notizia che si sta pensando persino di annullare il referendum sull'acqua (vittorioso comunque per stupenda partecipazione) che non è costato poco.  
L'ira del cittadino cresce. 
Aveva ragione chi mi diceva di non   votare perchè tanto il volere del cittadino,  non è mai stato rispettato?  
Ahi me... 

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4 commenti:

  1. sarebbero anche ben spesi se poi fossero analizzati ed elaborati per decidere ed operare strategie.
    ciao. buon pomeriggio

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  2. Censimenti. Servono a finanziare, tramite gli affidi ad apposite società, i partiti politici. Come? Costano cinque, si pagano dieci, si incassano i surplus e si dividono fra politici, partiti, procacciatori.

    Alla fine non ci sapranno neppur dire quanti siamo e quale sia la percentuale degli immigrati "reale", inclusi cioè i clandestini.

    Quanto ai referendum, quanti ne abbiamo rispettati? Ben pochi, ma costano. Cara Sari, dove la vedi la "nazione"? Io NON la vedo.

    Un abbraccio

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  3. Antony, che uso hanno fatto del censimento di dieci anni fa?
    No, non lo fanno per favorirci, questo censimento, ma per tenerci maggiormente sotto controllo. E' il respiro del "padrone".
    Sigh!
    Ciao.

    Sari

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  4. Caro Giba, vorrei poter ribattere su ogni frase del tuo messaggio ma purtroppo mi trovo d'accordo con te.
    Siamo in mano a gente che non avremmo mai voluto alla nostra tavola, ma il vento cambierà.
    Gli italiani sono persone con scarso senso della nazione e avremmo bisogno di auto-educarci, per poter vivere meglio. Potessi decidere, obbligherei tutti i cittadini, da sei anni a novanta, a frequentare le lezioni di legalità di Gherardo Colombo.
    Radio 3 rai, nell'ambito delle celebrazioni del 150°, sta raccontando, ogni giorno, chi eravamo, chi siamo. Uno storico (non ne ricordo il nome), ha detto che siamo un popolo che ama più le scorciatorie, il privilegio che il merito. Il fatto è triste e scoraggiante ma può servire a migliorarci... facciamone tesoro.
    Io non demordo.
    Ciao :)))

    Sari

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