martedì 2 maggio 2017

Ricordi

 Ero piccina quando ci trasferimmo dal centro storico  in una casetta di prima periferia che a quell'epoca era scarsamente abitata. Dopo un paesaggio di nobili mattoni e cemento, abitammo una terra quasi straniera fatta di prati,  insetti, fiori  e  frutti che spuntavano prodigiosamente dalla terra e dai rami.
I miei fratelli ed io ci sentimmo presto  padroni di tutto e ci stupì  la domanda che il  babbo un giorno ci fece. Chiedeva se conoscessimo bene  la nostra casa... se  eravamo certi di riconoscerla fra  le casette unifamiliari che si rincorrevano sulla stradina che portava a quella principale e quella domanda ebbe come risposta  tre decisi sì.
Poco dopo ci disse che si sarebbe fatta una passeggiata e, avvertita la mamma, uscimmo di casa per incamminarci su una via che portava ad una piccola altura. Durante il percorso il babbo ci pregò di non voltarci e noi ubbidimmo perchè i suoi ordini non erano mai  in discussione.  Ardevo dalla voglia di voltarmi ma,  pur non conoscendo la triste sorte capitata alla povera moglie di Lot, non lo feci.
Arrivati alla sommità della stradina, il babbo ci permise di voltarci e, puntando il dito sul gruppetto di case dov'era fra le altre  la nostra,  ci chiese di indicarla.  Fummo sgomenti e cercammo invano un riferimento che ce la facesse riconoscere... dov'era il grande ciliegio che sorgeva alla destra della casa? e  l'enorme cespuglio di ortensie rosa e azzurre?.. e il roseto tanto caro alla mamma?   Se il babbo rimase deluso per il fatto che nessuno avesse menzionato il quadratino di orto che l'impegnava la domenica, non lo diede a vedere e tornammo verso casa.
Ci rendemmo conto che, da lontano, le casette parevano tutte uguali e neppure quando il babbo ci diede una piccola indicazione fummo certi di quale fosse la nostra. Man mano che ci avvicinavamo, però, spuntarono il ciliegio, le ortensie, le rose, l'altalena ed anche, per ultimo, l'orticello e  tutti i particolari che distinguevano la nostra casa dalle altre.
Nell'ultimo tratto di strada,  ormai sul cancello di casa, il babbo si inoltrò in un discorso che ci risultò incomprensibile. Disse che le cose viste da troppo vicino non si vedono bene e che è utile vederle anche da lontano.  Che discorsi strani faceva il babbo ma certamente sbagliava perchè  le cose si vedono meglio da vicino, che diamine.
Il babbo,  lo capii molto più tardi,  intendeva insegnarci a guardare  i fatti e le cose  che accadono oltre  il limite imposto dai nostri occhi e ci aveva  portati in cima alla stradina per dircelo.


10 commenti:

  1. Un racconto semplicemente stupendo, ricco della saggezza di chi ha saputo, con spirito di sacrificio e con coraggio, ha saputo "tirarci grandi".

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    1. Da bambina il babbo mi pareva troppo severo e a tratti pedante.. oggi lo ringrazio per averci "tirati grandi", come dici bene.
      Ciao.

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  2. Da lontano in primo luogo diventa un modo di vedere una cosa da una angolazione e punto di vista diverso. E poi ti insegna, metaforicamente parlando, di avere a volte quel distacco che da vicino rischi di non avere. E poi ancora, da lontano impari ad avere un colpo d'occhio davvero incredibile ed oltre a saper riconoscere la tua casa in mezzo a tante altre prendendo altri punti di riferimento, impari anche ad avere un quadro d'insieme che da vicino non hai. Saggio tuo padre.

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    1. Quando si è giovani non si riconosce la saggezza dei genitori... ma poi arriva il tempo in cui ogni parola diventa oro.
      Ciao.

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  3. Che bello questo racconto, RINA! Il tuo papà era un filosofo per attitudine naturale! Credo di poter dire, che da lontano è possibile riconoscersi parte d'un insieme e capace di superare i facili individualismi...

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    1. I padri si riabilitano agli occhi dei figli quando è troppo tardi per rimediare ma credo che l'affetto abbia colmato ogni lontananza.
      Ciao.

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  4. E' molto invidiabile, quest'immagine patrarcale che hai avuto la sorte di vivere nel tuo babbo, anche se, come succede in questi casi, solo a posteriori ne hai colto la ricchezza e la profondità.
    E ti dirò che ho invidiato molto anche quella periferia piena di meraviglie della natura...

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    1. Il babbo era burbero, severo e di scarse parole, ma quelle poche mi sono rimaste impresse. Si sarebbe ammorbidito con il passare degli anni e da vecchio l'ho sentito molto più vicino.
      La periferia, a quei tempi, era quasi magica perchè piena di scoperte... me n'è rimasta impressa una: l'ortica. Bella ma... quanto pericolosa.
      Ciao.
      P.S.: Posso rubare qualcosa dal tuo ultimo interessante (più degli altri, intendo dire) post?

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    2. Ovviamente sì, e con immenso piacere!

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  5. qualcosa di simile devo averlo già letto. bei ricordi. io ne ho solo brutti del babbo

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Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.
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