sabato 2 giugno 2012

Gente emiliana

Riflessioni di un vecchio casaro

Prima dell’inizio della guerra del 1940, Carpi era un paese in prevalenza agricolo. Sparsi nelle varie frazioni contava una cinquantina di caseifici, gestiti da cooperative sociali, per la produzione del formaggio grana parmigiano reggiano.
Il latte veniva conferito al caseificio direttamente dai contadini. Annesse ai caseifici c’erano le porcilaie per l’allevamento dei maiali che venivano alimentati utilizzando lo siero, residuo della lavorazione del formaggio.
Ogni caseificio aveva le cisterne per la raccolta dei liquami ed una vasca per la raccolta delle deiezioni solide, che venivano prelevate a turno dai contadini per concimare la terra.
Ora con l’avvento delle nuove tecnologie i piccoli caseifici sono scomparsi ed al loro posto sono stati creati dei megaimpianti per la produzione di centinaia di forme al giorno; al posto delle piccole stalle a gestione familiare sono stati creati degli stalloni con migliaia di mucche da latte. Tutto è diventato mastodontico. Anche le porcilaie oggi allevano migliaia di maiali.
Tutta questa trasformazione del lavoro agricolo ha ridotto i costi di produzione, ridotto la quantità di mano d’opera impiegata e liberato i contadini dal compito gravoso delle gestione degli animali per 365 giorni l’anno. Ma il processo non è avvenuto senza conseguenze.
In una prima fase di questo processo di trasformazione le feci dei maiali non venivano più raccolte, ma venivano lavate con grandi getti d’acqua ed immesse nei fossi circostanti per poi finire nei fiumi e poi direttamente in mare.
Questo comportamento oltre all’inquinamento delle acque aveva costretto i contadini ad un ricorso massiccio ai fertilizzanti chimici. Adesso per riparare ai guasti prodotti sono stati costruiti i depuratori, ma io non so se, e in che modo, le sostanze prodotte vengano utilizzate.
A Novi di Modena c’è un caseificio che produce 140 forme al giorno. Se si pensa che per ogni forma servono cinque quintali di latte, si conclude facilmente che servono 700 quintali di latte al giorno. Vuol dire che di fianco deve esserci uno stallone con almeno 1750 mucche da latte ed una porcilaia con un numero impensabile di maiali.
A me sembrano cose inimmaginabili e continuo a sognare i caseifici nei quali ho lavorato da giovane: due forme di formaggio al giorno, 25 stalle contadine e cento maiali da ingrasso.
Certamente le fatica era maggiore ed i costi più elevati, ma i rapporti fra i vari soggetti della produzione erano certamente più completi e gratificanti.
Questo vuole essere il racconto di un vecchio casaro che sogna ancora il formaggio parmigiano reggiano ed i tempi che furono.


Leone Sacchi  (Bologna 23-5-2012)



Leone, straordinaria persona, ha 99 anni ma, per forza ed entusiasmo,  ne dimostra 20.  Il Cielo ti benedica, Leone.


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5 commenti:

  1. Un sogno che, credo, condividiamo in molti.
    Il Cielo benedica Leone che ci portato questa testimonianza.
    E a te, cara Sari, mille grazie per averlo condiviso.
    Ciao!
    Lara

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  2. Gli anziani sono archivi preziosi.Grazie Sari!

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  3. Leone è una pianticella diritta che indica la strada. Grazie Lara, un bacio e buonanotte.
    Sari

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  4. E' così, Lili, quando gli anni sono stati spesi bene la loro somma è preziosa.
    Ciao e buonanotte.

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  5. molto difficile tornare indietro. buona giornata

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