giovedì 30 dicembre 2010

Civiltà

Qualche giorno fa, ascoltavo il raffronto fra i giochi di un bambino italiano ed uno africano.
Quello italiano gioca da solo in casa, (gli spazi per farlo fuori non ci sono e la strada è pericolosa) ha per compagno un aggeggio elettronico (costoso) ed il suo viso è serio, compreso, attento, quasi inquieto.
Quello africano gioca all'aperto, con altri come lui, con oggetti da nulla, creati da loro stessi a costo zero, recuperati chissà dove. Ride, è pieno di entusiasmo e mentre gioca si diverte e crea legami.
Chi dei due gioca e cresce per davvero? E quale sarà la differenza fra i due, una volta diventati adulti?
La mia previsione è facile: il bimbo africano sarà una persona adulta, energica e capace di relazionarsi nel mondo.
Il bimbo italiano sarà un adulto taciturno, con poche iniziative, spaurito e solo.

Santo cielo! Ma dove ci sta portando questa nostra civiltà?

5 commenti:

  1. adattamento. dove ci porta non saprei davvero. io sono cresciuto come quelli africani. ho continuato anche da grandino a giocare inventando. buona giornata

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  2. Antonypoe... anch'io, come te, ho giocato molto ed a lungo, perciò soffro di questa realtà così diversa. Adattamento, dici.. sarà...
    Ciao e tanti auguri per il nuovo anno.

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  3. Sari cara, la nostra civiltà ci porterà ad emigrare in Africa, per giocare a morir di fame.
    Davvero non si capisce come tanti fortunati africani corrano da noi, per crescervi bambini infelici (mah!).

    Non voglio certo offenderti proprio oggi, amica mia, ma non ti sembra che il tuo ragionamento esuli dalle persecuzioni sudanesi, dalle lotte tribali e dalle mutilazioni alle bambine? Non ti sembra che, da adulto. il bambino africano, abbia poche possibilità di esprimere la sua personalità, visto che rischia di morire parecchio prima?

    In ogni caso auguri a tutti i bambini ed a te. Che Dio, il nostro Dio, ti benedica, anche se ha diverse spparenze, E' sempre lo stesso sai?

    Bacioni, Giuliano

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  4. Buongiorno e ancora auguri, Giuliano.
    La mia considerazione sul gioco infantile prendeva il dato in sè, senza tenere conto di altro. Facendo paragoni, credo si debba fare così. Chi è maestro, insegni.
    Ma poi, riflettendo sulla civiltà, credi che la nostra sia superiore a quella di tanti paesi africani? Se facessimo comparazioni informate, ci stupiremmo di quanto ne siamo lontani anche noi. Se questo concetto fosse uno steccato, noi non staremmo "di qua" e i cosiddetti incivili non "di là"... sarebbe un continuo e comune balzellare.
    Seguii, nel '94, la terribile strage fra le due etnie che si contendevano il potere in Rwanda. Mi impressionarono il sangue, la ferocia, la brutalità dei fatti e me ne discostai inorridita. Poi pensai che anche le nostre guerre, le faide, non sono meno feroci. I nostri morti sono invisibili, sanguinano poco o nulla, muoiono in silenzio e per terribili armi, per malattie provocate dal profitto di pochi, a causa di criminali prodotti che si trasformano in rifiuti difficilmente smaltibili... e tutto avviene senza che se ne sappia poi molto.
    E' forse questa, "la" civiltà?
    I nostri bambini che vengono violentati, uccisi, obnubilati dalla tv, condizionati a raggiungere un successo che pare il paradiso ed è l'inferno, incanalati in corridoi che portano dove nessuno vorrebbe....... questi, sono esempi di civiltà? C'è forse differenza fra una forma di violenza e l'altra?
    Di civiltà, qui, ne vedo poca... non la percepisco, purtroppo.
    I popoli di pelle scura saranno i cittadini del mondo di un domani che potrebbe essere oggi... e spero che, diventando padroni, non ci ricambino le cortesie ricevute.

    Il nostro Dio, quello di TUTTI, benedica anche te, Giuliano. Porti benessere anche alla tua grande e bella famiglia.
    Bacione.

    Sari

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  5. Non dubitare Sari. Lo schiavo, appena diventa padrone, rende schiavi gli altri. I popoli oppressi, liberatasi dall'oppressione, opprimeranno chi sarà più debole di loro. L'uomo è così, e non si è fatto da solo.

    Detto questo si deve, in ogni caso, continuare a combattere, portare quel che c'è di buono in noi contro quel che c'è di cattivo in alcuni.
    Frenare, cercare di farlo almeno, quel che di male è in noi.

    L'equilibrio fra le due forze deve spingerci a lottare perché sia mantenuto. Solo così non vincerà la parte peggiore di noi.

    Eppure io credo in un Dio che non considera il male ed il bene come quelli che noi immaginamo siano.

    Questa morale appartiene agli uomini e basta. Purtroppo, con gravi danni per la nostra specie, facciamo di tutto per non osservarla.

    Di Dio non possiamo, credo, parlare. Non potremo mai aver la presunzione di capirlo.

    Ancora felice anno!

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