venerdì 10 febbraio 2017

Provvedimenti


In questi giorni, a Bologna, ci sono stati tafferugli e, leggendo varie testate per  capire i motivi  degli scontri fra studenti universitari e polizia, mi sono resa conto di come la stampa abbia dato importanza al fatto in sè a scapito dei motivi che  l'hanno provocato. 
Leggendo i commenti dei lettori  delle varie testate,  mi  sono resa  conto di quanto agli adulti siano invisi  i giovani, gli studenti in particolare, pensati come  scansafatiche, comunisti, reazionari e peggio. 
Che tristezza...

A "Prima pagina" di radio3rai  due telefonate,  da parte di chi aveva vissuto i fatti in prima persona,  anche se  di segno diverso,  portavano i segni di un allarmato stupore.  Eh, sì... 

Ma cosa è successo davvero? Da quel che ho capito, l'ateneo aveva montato dei tornelli, con pass, per evitare che studenti, definiti  "normali", potessero accedere alla biblioteca della facoltà di Lettere. Gli studenti hanno sentito il fatto come una limitazione dei diritti di tutti, un controllo grave e hanno divelto tale meccanismo occupando poi la  biblioteca. 
Il rettore ha  reagito chiamando  le forze dell'ordine che, giunte  in stato di sommossa, ha caricato e sgomberato.                                                 

Mi chiedo se sia  tanto degradato il rapporto fra l'ateneo e i suoi studenti... come non sia stato possibile regolare tutto con  il dialogo, prima di prendere  provvedimenti che possono diventare  pericolosi fiammiferi. Che altri strumenti aveva il rettore per far passare quel che riteneva necessario? (Lo era?) I presenti in biblioteca erano solo studenti? 
Che conseguenze avranno questi fatti?   
Beh, un po' preoccupata lo sono...

7 commenti:

  1. Anche su Facebook, cara Sari, i commenti all'accaduto sono di segno fortemente contrastante.
    E c'è un po' di verità in ciascuna delle due posizioni (diritti calpestati di una intera generazione da una parte; rispetto delle regole e poi dell'ambiente urbano dal'altra), per cui ci si sente spiazzati e incapaci di sostenere una posizione corretta.

    Anch'io, alla fine, sono giunto alle tue stesse conclusioni: il ricorso alla forza da parte del rettore è stato un errore, una brutale 'semplificazione' in teoria ristabilitrice dell'ordine e in realtà controproducente, e in modo piuttosto grave.

    Un caro saluto (...e scusa la mia lunga assenza da queste parti!)

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    1. Questa mattina, a Prima Pagina rai3, ho inviato un sms chiedendo al giornalista di turno (Walter Passerini) se qualche quotidiano avesse scritto dei motivi della protesta studentesca. Mi ha risposto indirettamente, quasi a fine trasmissione, dicendo che nessun giornale aveva dato voce agli studenti. Nel pomeriggio, con un po' di tempo in più, cercherò meglio nel web.. saranno mica muti 'sti ragazzi.
      E' sempre difficile stabilire torti e ragioni ma chi ha chiamato le forze dell'ordine sapeva di avere le spalle coperte (interviste, plausi,la rabbia degli abitanti del luogo) ed è questo a impensierirmi.
      Non occorre scusarsi per l'assenza ma fa piacere "rivederti". Pensavo ti saresti dimenticato dell'avventura di fine anno e invece... Sai raccontare, indubbiamente.
      Un caro saluto a te e... a ben rileggerci.

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  2. Sentii di sfuggita, che la sala biblioteca era frequentata anche per usi diversi da quelli destinati.Sempre fuggevolmente ascoltate,essendo le notizie ossia le motivazioni ridotte al minimo, pare ci fossero frequentazioni di spaccio e sesso. Se è vero il rettore ha comunque sbagliato,si poteva pretendere il rispetto delle regole incontrando i giovani in un'assemblea e chiederne la collaborazione.

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  3. ...e tuttavia non mi sento preoccupata, è possibile che esista ancora (fortunatamente) chi (in questo caso il rettore) sbaglia perchè indignato ed usa l'antico sistema d'un padre incazzato.

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  4. non è tanto che il rapporto sia degradato. quanto che il tutto ha poco senso. parlo per esperienza personale. anche se le cose dai miei tempi saranno molto cambiate. ma in quel senso dubito. ciao

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Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.