giovedì 15 ottobre 2015

Ritorno a casa

















Ritorno a casa.

Periodicamente, quando diventa imperioso il desiderio di respirare ancora una volta l’aria e l’atmosfera del borgo natio e di far visita ai miei vecchi che riposano nel piccolo cimitero, lascio ogni cosa e parto di buon mattino.
Abitualmente tutto ciò avviene di domenica; ma già dal sabato pomeriggio iniziano i preparativi.
Ridivento “mentalmente” paesano.
Lavo e pulisco meticolosamente, da solo, la macchina.
Voglio che sia bella e splendente. Non sono, per natura, un esibizionista, sono anzi l’inverso. E non ho un buon rapporto con la macchina. Forse perché sono arrivato tardi ad averne una. In quelle occasioni voglio che la macchina oltre che bella sia in perfetta efficienza.
All'arrivo, salutati gli amici che incontro, purtroppo sempre meno numerosi, vado direttamente al cimitero.

E’ sempre una grande emozione. Già da una certa distanza riesco a vedere la foto dei miei vecchi che sembrano quasi attendermi. A mano a mano che la distanza diminuisce mi pare quasi di vedere allargarsi il sorriso che il fotografo seppe cogliere sui loro volti nell'attimo in cui li riprese.
Passo molto tempo con loro. Abbiamo sempre molte cose da dirci. Io gli racconto quanto di bello o di brutto ha attraversato la mia strada e quella della mia famiglia ed essi, ancora una volta, mi raccomandano di non deviare dai principi che hanno posto a base della mia educazione.
Mi ripetono che in ogni dove ed in presenza di qualunque avvenimento, sia esso favorevole o sfavorevole, l’unica ragione che può farne ricavare la capacità di sopportazione o l’eventuale soddisfazione è il potersi sentire in pace con se stessi e con la propria coscienza.

Mi ricordano che sono stato un buon figlio che, oltre a ricambiare l’amore che loro mi hanno sempre dato, ho saputo alleviare ogni loro necessità ed essergli stato accanto quando è toccato a me ascoltarli e confortarli. Tutto questo, non a compenso di quanto, con enormi sacrifici, mi avevano dato ma per puro, immenso affetto filiale.
Riescono persino a sorridere, e si sforzano di farlo apparire, quando mi allontano. Se, però, mi giro improvvisamente, mi accorgo degli occhi lucidi di mia madre e della scomparsa del sorriso dal volto rugoso di mio padre.

Poi gironzolo per gli ombreggiati viali dando occhiate alle tombe più recenti o a quelle in cui riposano vecchi amici.
Mi sembra quasi di rivivere qualche strofa della “livella” di Totò.
Non incontro “Marchesi” ma molti “scupatori”.
Qui, in questo piccolo borgo montano, solo 200 metri di altezza sul livello del mare, se ci fosse stato un Marchese avrebbe chiesto di essere seppellito fra i netturbini perché in vita, all'occorrenza, non si sarebbe mai fatto da parte ed avrebbe imbracciato la scopa e dato una mano, con finale sosta,a bocce ferme, in osteria a giocare al “tocco” con generale ubriacatura finale.



Antonio



7 commenti:

  1. Antonio, amico caro, mi hai regalato un racconto commovente che so vero perchè ti conosco da tantissimi anni. Quel che scrivi ritrae efficacemente la tua persona ricca di sentimenti e sensibilità non comuni e se arriva dritto al cuore è perchè sai scrivere. Grazie.

    RispondiElimina
  2. mi ha commosso leggere ,davvero. Sono le stesse sensazioni che provo quando (raramente) vado a trovare papà. In quella sua foto con la cravatta che odiava ma che per l'occasione di Moreno mio fratello nel giorno del suo matrimonio andava bene. Io avrei voluto la foto dove lui era nella sua divisa da Chef ,e invece io e mamma per far contente le zie lo abbiamo"conciato" così. Anch'io quando vado a trovarlo seguo quasi un rito di preparazione ..grazie ,il post è bellissimo . A presto Nicoletta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che sentimento infinito è l'amore, nasce in silenzio, senza quasi che ci si renda conto del fatto e non se ne va più. Il tuo amore è reso visibile dalla commozione per questa bella lettura e per il desiderio di vedere tuo padre vestito come piaceva a te e tua madre.
      Ciao.
      Ti abbraccio.

      Elimina
  3. raramente un " racconto " mi ha emozionato così.
    se io non ho paura della morte e la percepisco da sempre come un passaggio, come un'altra fase , lo devo all'esempio della mia meravigliosa nonna paterna e poi da quel minuscolo cimitero di paese dove c'è il mio babbo, dove ci sono i miei nonni, zii e prozii e, in paese piccolo così, ci sono lì mille persone che ho conosciuto, amato, quelle che non sopportavo, quelle che invece mi stavano simpatiche.
    Piccolo cimitero con i prati verdi e mille ricordi per ciascuno e nei prati, ad ogni funerale, ci sono bambini che giocano e mica capiscono cos'è il cimitero e cos'è il funerale,ma in ogni caso i bimbi si portano ai funerali, se no non sai dove lasciarli e poi mica è un tragedia!: loro giocano nel prato e ci insegnano, in questo modo, il PASSAGGIO.
    Sai, il mio nipotino Unai è nato 9 mesi dopo la partenza di mio padre.: 9 mesi,nè un giorno di più nè uno di meno: mi ha ricordato davvero che la vita va avanti e che ognuno lascia qualcosa di sè.Mi ha detto di andare avanti, che ora c'è questo cucciolo.
    La morte non mi fa paura. Ci regala altra vita.
    Emanuela

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Emanuela - sempre pienamente viva e saggia - ai piccoli a cui diamo la vita occorre anche insegnare a morire. Non è scontato, e neppure facile in questo nostro mondo che nasconde la sofferenza fisica e l'abbandono della vita... ma necessario. Quel che hai ricevuto dalla nonna lo trasmetterai ai tuoi cari e farà loro bene come quello che hai ricevuto.
      Che bella coincidenza (chiamiamola così) quella della nascita del tuo Unai proprio dopo il tempo necessario alla vita. Un vero regalo.
      Ti abbraccio, ciao.

      Elimina
  4. Come è strano questo post! Come è intimo e delicato.
    Io non ho l'abitudine di andare al cimitero, dove pure sono più d'uno quelli che mi sono stati vicini in vita. Il cimitero in città è un luogo desolante, sembra una prigione, con quelle strade bianche, aride, che si intersecano perfettamente in orizzontale e in verticale.
    Un cammino così triste!
    A me mancano la serenità, l'equilibrio, la dolcezza interiore di Antonio.
    Il cimitero incrementa la mia malinconia. Là non so ritrovare le persone che ho amato. Non riesco a ritrovarle in quelle tombe. Le ricreo dentro di me, la sera, prima di addormentarmi oppure mi vengono incontro dentro a quella condizione, dai contorni vaghi, che è la mente poco prima del risveglio mattutino. E talvolta mi resta una sensazione di pace e quasi di gioia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai, leggendo il racconto di Antonio ho provato un pizzico di malinconia proprio pensando a me, al mio rapporto con i cimiteri che non è sereno come il suo. Davanti ai tumuli io sento tanto silenzio... niente accomuna quel luogo a chi ho conosciuto da vivo. Evidentemente il colloquio che Antonio ha avuto con i suoi cari non è stato mai interrotto... e non l'ha fatto neppure la morte.
      Anche a me riesce facile, spontaneo, rivolgere il pensiero e due parole ad una loro foto piuttosto che là, dove riposano uno accanto all'altro...uniti come lo sono stati in vita.
      "talvolta mi resta una sensazione di pace e quasi di gioia", scrivi.. com'è bello... grazie.
      Ciao.

      Elimina

Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.