martedì 15 settembre 2015

Parole parole parole 3



Per spiegare meglio la mia idea di integrazione, non tenendo conto delle tragiche migrazioni di questi tempi,  prenderò ad esempio una torta  perchè  l'impasto rappresenta il  chiaro successo di tante  piccole ma felici integrazioni.

Nella ciotola di preparazione, uova, farina, burro, zucchero & compagni, possono fondere, mischiandosi, per un progetto comune che si chiamerà torta.

Nel miscuglio di ingredienti, quello più di peso (in questo caso la farina)  conterà come i leggeri  aromi che le daranno gusto e profumo, con la consapevolezza del  bisogno  che ognuno ha dell'altro per avere nuova vita e non scadere nel nulla.

In ogni fetta, non si troverà traccia di ciascun ingrediente ma il loro apporto sarà essenziale per la perfetta riuscita della torta: ognuno avrà "accettato" la trasformazione (IO)  per dar vita a un progetto comune (NOI).
Se ogni ingrediente della torta avesse timore di perdere l'identità personale, inevitabilment scadrebbe, verrebbe gettato via senza aver dato vita a nulla.

La paura è un sentimento che ha una duplice valenza: ci salva dai pericoli rendendoci attenti e ci danna facendoci nemici di ogni diversità.

Mischiare è bene, dunque,  ma... come?



........ continua ........

8 commenti:

  1. Mi ha fatto sorridere ma è azzeccatissima l'esemplificazione del concetto di integrazione attraverso un diverso e simile strumento di integrazione, qual è l'impasto della torta.
    Non conosco la soluzione, ma credo che ci vogliano dei ricambi generazionali per non guardare più co astio il tuo vicino, sperando che sparisca così anche il degrado culturale in cui ci dibattiamo.
    In sostanza, credo che ci voglia tempo, tanto tempo affinché gli ingredienti possano davvero amalgamarsi.

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    1. Eh sì, ci vorrebbe molto tempo anche accettando la completa integrazione perchè la buona volontà e la comprensione non bastano. Se poi si ha resistenza, se qualcuno soffia sulle piccole braci, allora il tempo diverrà ancora più lungo.

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  2. Ci vuole, è vero, che gli ingredienti siano ben amalgamati
    ma è altrettanto importante l'ambiente,
    che in questo caso potrebbe essere la ciotola dove avviene il primo contatto
    e poi il forno dove avviene la cottura,
    se uno dei component non si fonde nel forno assieme agli altri il progetto fallisce.
    Voglio dire che secondo me ci vuole la volontà di tutti per arrivare all'integrazione
    è necessaria la conoscenza e il rispetto delle culture
    che francamente vedo poco da qualsiasi angolo guardo la faccenda.

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  3. Ohilà Nucci, hai anticipato ancora il mio discorso futuro... "è necessaria la conoscenza e il rispetto delle culture". Sì, conoscere è indispensabile per potersi accostare all'altro e volergli anche bene.
    Ciao!

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  4. ....ma, comincio con il ma, perché per il momento il fatto più urgente, travolgente vorrei dire, e tanto difficile da gestire è l' incessante inesauribile fiume di umanità dolente che ci giunge da tanto lontano,( un "lontano" fatto di guerra, di fame, di violenze inaudite, diaboliche e disumane) che non può NON ESSERE ACCOLTA, per cui ci troveremo continuamente in gravi difficoltà sia per la dovuta voluta accoglienza, sia perché ci si chiede come parallelamente operare sulle vie diplomatiche e purtroppo anche militari per fermare gli scempi degli scellerati autori, chiedendoci tra l'altro quali responsabilità del mondo occidentale ne furono complici : gli interessi economici? la "distrazione" ? gli errori di valutazione? o che altro? Purtroppo ci aspettano decenni difficili (che io anziana sicuramente non vedrò).

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  5. Denaro, tutta questa carneficina e sofferenza hanno un unico motivo: il denaro.
    Arriverò a parlarne, per adesso mi occorre chiarirmi le idee sul sentimento che, per primo, ci spinge a rifiutare chi è diverso.
    Ciao Lili, buonanotte.

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  6. Il paragone è calzante...purché tutti gli ingredienti rispondano all'invito del "noi". Se uno di loro si sente più importante, magari perché ha più "peso" viene fuori un miscuglio informe....
    Benedetto sarà il giorno in cui tutti gli "io" capiranno che nel "noi" non perdono la loro identità ma ne acquistano tante altre a creare la torta perfetta!

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    1. NOI, che gran bel pronome.
      Ho inventato una favoletta per la mia piccolina che dice sempre IO... a lei non piace il finale col NOI ma io insisto e pian piano...

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Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.