martedì 21 aprile 2015

Guerre... su carta

Da qualche giorno si è aperta, a Bologna, una mostra fotografica dedicata a Edward Reep, un'esposizione  che rimarrà aperta fino al 4 di maggio. 
Chi era Framing Edward Reep?  Un pittore di guerra, un artista-soldato che documentava   lo svolgimento della guerra a futura memoria...  che capitò a Bologna negli anni  1944 e 1945 e fu quindi presente  al momento della Liberazione. 




Impressionato dalla passione con cui  gli italiani  si spendevano per vincere una doppia guerra, Edward Reep documentò  con disegni e scatti fotografici quel che vedeva lungo gli Appennini che formavano  la  linea gotica.  
I rullini delle sue foto, però,  "dormirono" per anni in una vecchia scatola di sigari e furono trovati solo due anni fa da una delle figlie che decise di renderli  pubblici. 
Il piccolo patrimonio si compone di un centinaio di fotografie  e comprende  anche quelle  del  muro di Palazzo d'Accursio (che divenne poi sacrario)  dove i fascisti uccisero i partigiani e coloro che resistevano al regime.

  

Edward Reep, a ricordo degli anni trascorsi nella nostra Patria e delle emozioni che gli aveva procurato la lotta di liberazione della città, portò a casa la nostra bandiera... vessillo che le figlie, in occasione della mostra, hanno restituita alla città.  

Scorrendo le notizie che riguardano la mostra di cui sto scrivendo, ho appreso con meraviglia che ancor oggi l'esercito americano impiega  "pittori di guerra" ad affiancare i tanti ed espertissimi sguardi fotografici. Il perchè m'è stato chiaro... mentre lo scatto fotografico immortala meccanicamente un particolare momento, lo sguardo dell'artista si spinge oltre...  riesce infatti a cogliere e trasmettere aspetti ed emozioni come  nessun apparecchio fotografico potrà mai fare.

Scorrendo le foto della mostra, noto come Edward Reep abbia saputo trasmettere nei suoi ottimi lavori qualcosa di essenziale: la passione. Non è forse quella a mettere sale in ogni minestra?

Alcune foto e audio della mostra QUI


E un pittore di guerra nostrano, che si fa testimone, è Pio Rossi, che si può vedere cliccando QUI


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10 commenti:

  1. La guerra non l'ho vissuta, ma vista con gli occhi di mia madre. Quando vedo queste immagine tra l'altro bellissime, mi emoziono.
    Grazie Sari cara.

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    1. Anch'io ho vissuto la guerra raccontata da mio padre. Anche così è stata tremenda e da bambina, ogni volta che in cielo passava un aereo, pensavo quanto doveva essere tremendo vedere arrivare le bombe sulla testa.
      Ciao fatina

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  2. Io invece non mi emoziono, mi rattristo profondamente perché sebbene piccola, conservo nel ricordo i volti degli adulti sempre scuri, dolorosi, segnati dall'angoscia.Ho il ricordo nitido di quella notte in cui si gridò ripetutamente, perchè tutti udissero :" E' finita la guerra!". Dopo seguirono anni di silenzio, nessuno volle rievocare gli anni del dolore e delle vergogne.La guerra fa schifo.Perdonatemi questa brutta parola che dico molto, ma molto, raramente!

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    1. Anche la tristezza è un'emozione e non posso neppure immaginare l'angoscia di chi ha vissuto la guerra... e anche la gioia incredula quando si è capito che era finita.
      Sì, la guerra fa schifo anche a me e la parola mi pare la più adatta a quel che proviamo.
      Ciao.

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    2. Ma sai una cosa SARI? Certamente tu nelle tue molte ed impegnate letture, avrai appreso che i superstiti dei campi di sterminio, quando seppero d'essere liberi e salvi, non seppero gioire, pensando alle brutture da cui erano scampati, ma anche all'impensabile malvagità umana che aveva ucciso la loro anima; pur essendo salvi per loro rimase quell'angosciante "Perché?" "come è stato possibile?"
      Forse, magari in maniera meno devastante, questa incapacità a gioire della libertà e della salvezza fu provata da tutti, nell'udire quel grido "La guerra è finita!"
      Era rimasta, greve e scura nell'anima, la nottata che doveva passare, come ebbe a dire il mio amato grande EDUARDO.Bacione a te ed a CANGALA.

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    3. Gli orrori dei campi di sterminio, e delle foibe, erano inenarrabili e chi le ha patite ha avuto bisogno di decenni e decenni per poterne raccontare. Ho sempre in mente il grido di Levi: come abbiamo fatto a non accorgerci in tempo di quel che stava succedendo? Già, e noi come siamo arrivati a vivere questi tempi duri e senza regole? Non abbiamo curato e sorvegliato la democrazia... che non conquista ma cammino.
      Ciao.

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  3. Se te continui a dire le cose che direi io
    che commenti vuoi che faccia?!

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  4. Molto interessante e curiosa questa tua segnalazione.
    Buon 25 aprile, cara Sari; che è sempre, davvero, una bellissima ricorrenza.

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    1. Buon 25 aprile a te, caro Franz. Ti ho appena letto nel blog... sai sempre interessare ed è stato piacevole e istruttivo.
      Ciao.

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Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.