venerdì 5 dicembre 2014

Esistono, gli angeli 



Esistono gli angeli? Esistono, sì,  ma se poco  so di quelli celesti, sono  quasi  certa di  averne incontrati di terreni, persone  come me, come te, ma che  hanno le  ali  nel  cuore... quel  tipo di  ali che  si possono perdere e riguadagnare molte volte nella vita. 
Anche tu che leggi potresti essere un angelo, oppure lo sei stato o lo sarai domani. 
Gli angeli terreni  sono persone  generose e  coraggiose, dallo sguardo acuto, che sanno vedere nel prossimo un  fratello,  chiunque sia,  senza lasciarsi  condizionare  dal  colore  della pelle, dall'abito che indossa o dal modo diverso di concepire la vita.
Erri De Luca dice che gli angeli non sono distinguibili dagli altri e che ti accorgi di loro solo quando se ne sono andati, che  li riconosci dai doni che ti hanno lasciato.  Io la penso come lui e forse anche Manu lo penserebbe, se conoscesse Erri De Luca.
Chi è Manù? E' uno dei protagonisti della storia  che sto per raccontare,  una storia di angeli, di quelli che abitano fra noi.

Manu  è  nato in una   famiglia senza forza e speranza, da persone deboli - ognuna a modo suo - e poco pronte  ad accoglierlo, a fargli posto,  così Manu fu sempre di  troppo  nella sua casa e quel peso  lo sentì come colpa. Fu dapprima un bambino chiuso, poi un adolescente pieno di paure, poi un giovane insicuro a causa di quell'amore che rende robusta la spina dorsale e che a lui era mancato.   Aveva vent’anni e solo nei  sogni incontrava qualcuno che  gli voleva  bene e gli diceva chi era e perchè  era venuto al mondo.
Manu non fu quindi pronto ad affrontare la vita adulta e si sentì  estraneo  in qualsiasi ambiente,  come  fosse  atterrato per sbaglio in un pianeta  dove c'era un unico diverso e quel diverso era lui.  
Man mano che i giorni e gli anni passavano,  una polvere grigia  pareva  velargli lo sguardo sul mondo e copriva pian piano ogni cosa  rendendola priva di  attrattiva.  Cos'era la vita, per chi e cosa valeva vivere? 

Il Natale era appena trascorso quando un evento banale  aumentò a dismisura la polvere grigia,  la vista gli si  offuscò e sbandò,  non potè guidare  l'auto nè la  sua vita  
e  frenò. Si fermò e, pur sentendosi stordito, si guardò intorno.  Attorno a  sé vide alti e lunghi  palazzi addossati gli uni agli altri, così uniti  da parergli abbracciati.. questo gli procurò nuovo  sconforto perché aumentò la sua solitudine.  
Si sentì stanco, tanto stanco, si allungò   fra i sedili dell'auto, troppo piccola per le sue lunghe gambe, e si addormentò. 
Dall'oggi al domani Manu  diventò un senzatetto che sopravviveva con quel poco cibo che gli scarsi denari  gli consentivano e quel che il padre, che l'aveva cercato e trovato, gli portava.
La sera Manu stentava ad addormentarsi e steso fra i sedili  guardava il tettuccio dell'auto che era diventato il suo cielo senza stelle e pensava che quel suo rifugio gli  era insieme nido e bara. 
A sera tardi sentiva lo schiamazzare sommesso dei giovani che rientravano dopo il divertimento serale e avrebbe voluto essere  con loro, uno di loro, con genitori che li aspettavano e un  posto da  chiamare "camera mia". Lui  non aveva avuto nè una cosa nè l'altra.
Gli pareva di non nutrire speranza alcuna  per la sua vita, che il mondo e le cose gli fossero ostili  e d'essere ormai  insensibile a tutto, abbandonato dal cielo e dagli uomini. 
Manu  si sbagliava:   era capitato nel posto   giusto e la sua vita poteva  cambiare perchè  lì, dove  s’era  fermata, abitavano due angeli.

Si chiamavano G e G ed il  primo  G era un Angelo-mamma,  con cuore di mamma, pensieri di mamma, cure di mamma.  Il secondo G era un Angelo-papà con forza di padre, sicurezza di padre,  e ispirava  fiducia di padre.

Quando Mamma G si accorse di Manu e vide, passando vicino l'auto, quelle lunghe  gambe rattrappite nel poco spazio offerto dall'abitacolo, pensò fosse un drogato, un disadattato e  gli fece pena e anche rabbia... quanti giovani si perdevano in tal modo...   ma non rimase indifferente e ogni giorno, dai vetri della finestra di casa sua, sorvegliò quel  tettuccio d''auto sotto il quale un giovane stava patendo chissà quali tormenti.   Non sapeva cosa fare e si torceva le mani per l'impotenza.
Giorno dopo giorno  la sua inquietudine  crebbe e ne parlò  con Papà G che la condivise,   mischiarono i pensieri e decisero che quel ragazzo non poteva essere abbandonato.
Il mattino  dopo mamma G bussava ai vetri dell'auto di Manu e gli chiedeva chi fosse,  se avesse fame o sete. Gli tese una mano a cui lui non diede peso.  
Qualche giorno dopo, fra un panino, una bibita e tanti materni sorrisi, gli chiese della sua famiglia... e perchè... e come mai si fosse arreso…
Manu rispondeva brevemente, accettava grato il cibo che gli veniva offerto, apprezzava il dono di un cuscino, la possibilità di lavarsi  ma non  trovava la forza per cambiare  la sua vita e si lasciava andare alla deriva.  Ogni tanto suo padre gli faceva visita  ma non sapeva
convincerlo  a tornare a casa e, seppure con dolore, si arrendeva.

I due G e G erano angeli, sì,  ma  avevano forza e determinazione "diabolica"   e non s'arresero neppure per un attimo davanti ai rifiuti di Manu. Mamma G  alternò le cure a sgridate terapeutiche e bussò a tutte le porte per cercare quell'aiuto che lei, lo capiva bene, non sapeva dare al ragazzo. In cambio ricevette  solo  parole vaghe o rifiuti. 
Mamma G fremeva e anche se il Natale era ormai passato da  tempo,   il suo peregrinare
da un ufficio all'altro, le faceva pensare  al povero Giuseppe raccontato da Gozzano  e ai  rifiuti  davanti  alla richiesta di un alloggio per la sua Maria:  "Avete un po' di
posto, o voi del Caval Grigio?" Anche a lei scoccavano inutilmente  le ore senza trovare  un consolante  "sì".  
Ma qualcosa  si stava muovendo perchè davanti all'ostinazione degli angeli,  al loro  insistere a credersi nel giusto, che possono fare i comuni e immobili  mortali?

Ogni giorno Manu dimagriva e più s'indeboliva e meno lo infastidivano i commenti,  gli insulti,  il disprezzo dei passanti. A volte provava un po' di paura e temeva i balordi notturni che aveva incontrato più volte ma rimaneva immobile, quasi che le paure notturne fossero una versione di quelle diurne dove si muovevano i giusti, i benpensanti,  i  crudeli con, e  senza colpa.  
Spronati dalla banda G e G, Manu fu avvicinato dagli assistenti alle persone di  strada e da altre strutture  sociali…  ma lui no,  non si fidava di  nessuno, o  non aveva la forza per farlo, e poi la sua casa era ormai  l'auto  che  ora profumava di famiglia, protetto e scaldato  dalle coperte e dall'attenzione che Mamma e Papà G gli garantivano.
Sarebbe stato quasi contento di quella sistemazione  se  Mamma G  gli avesse dato tregua...  ma lei alternava alle  premure i rimproveri,  lo punzecchiava e non lo lasciava in pace.  
Neppure gli angeli G e G erano in pace nel vedere una vita giovane  gettata via a quel modo e pativano sempre più.  Non potendo stare con le mani in mano,  fecero un ultimo tentativo rivolgendosi ai servizi  sociali del paese  natio del ragazzo a cui raccontarono di  quel lungo anno trascorso  ad occuparsi di Manu e della preoccupazione per l'inverno  in arrivo.
Dietro quella scrivania, quella volta,  non sedeva un rigido  funzionario ma una  donna-angelo-comunale che ascoltò e si commosse davanti a tanta dedizione.  Prenotò gli aiuti
necessari, il giusto sostegno  e tutti insieme   tennero le dita incrociate aspettando quel necessario sì di Manu a cui era legato tutto il progetto.

Era pronto Manu, che  da  tempo s'era arreso, a dire quel sì?  

Il mondo che vedeva  attraverso una coltre  gli limitava la visuale e non s’era quasi accorto che  ogni volta che Mamma e Papà G gli parlavano,  lo spronavano, lui intravvedeva uno squarcio in quel grigiore e giorno dopo giorno  quel buco si allargava facendogli vedere una piccola  luce.
Non  lo sapeva ancora, ma tutto quell'amore, quello sguardo perenne che dall'alto  gli offrivano i due Angeli,   lo avevano cambiato. Preso per mano dalla banda G & G  disse sì,  si lasciò accompagnare  agli incontri, si lasciò fare, si fidò nuovamente di qualcuno e si avviò per una strada che lo avrebbe portato a  trovare un suo posto nel mondo.
Rinvigorito da quell'affetto,  quelle premure che per la prima volta sperimentava, osò sperare, guardò  davanti a sè e   vide una  strada.  Si sentì partorito non da donna ma
da Madre.
E sorrise.  
 
Quest'anno, gli angeli G e G hanno rispettosamente anticipato il  Santo Natale e, chiedendone  scusa al Cielo, hanno gridato: è nato!  I primi vagiti del nuovo Manu li
sentono come regalo natalizio e se li tengono stretti in cuore sperando che quella creatura, che non abbandoneranno,   cresca sana e robusta.
Sono sollevati e contenti, i due angeli terreni.

E  contento è  anche il  piccolo angelo, di quelli che le ali le hanno davvero,  che, accucciato accanto alla canna fumaria del grande complesso residenziale da cui vegliava,  sbadiglia, stiracchia le ali un po' intorpidite e sospira.  
S'assopisce  sorridendo e pensando che domani potrà tornare  a casa. 
Troverà un posticino in  prima fila accanto alla divina capanna?



Sari 

Gli angeli G e  G sono miei amici e questa storia è vera. I particolari che non sono noti li ho presupposti,  il nome di battesimo è di fantasia.


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2 commenti:

  1. Anche io avrei voglia di raccontare un episodio. Molto bello.
    Un bacio a questo cucciolo ritrovato e ai tuoi amici.

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    1. Raccontalo, Cangalina, poi te lo chiederò in prestito. Abbiamo tanto bisogno di raccontare quel che siamo per davvero.
      Porterò il bacio agli amici. :)

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Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.