sabato 20 settembre 2014

Favola

La fata degli orchi 


Era piccola, incredibilmente piccola, tanto che avrebbe potuto facilmente  dormire dentro il suo cucchiaio  ma la cosa più strabiliante era ciò che asseriva di essere:  una fata!
L’orco, grosso ed un poco miope, la guardò ben bene... uhm...  l’abito azzurro con la gonna ampia c’era, il cappello a punta anche e aveva persino i capelli biondi e lunghi.
Strizzando gli occhi, aveva visto persino una bacchetta che luccicava: che fosse davvero magica?
Comunque, per essere la fata degli orchi, era veramente troppo piccola...  che diavolo  se ne faceva un orco grande, grosso e prepotente di una così piccola e  fragile fatina?
Ma davvero lo era?
Gli orchi non hanno paura di niente, pensò l'omone, come mai era capitata nella sua caverna quell'inutile e piccola creatura?
Gli sovvenne improvvisamente che tempo prima, in un momento di disperata fame, aveva urlato al cielo:  Ah, ci fosse  un protettore degli orchi!
Noooo....era  impossibile pensare che quella… non sapeva neppure come chiamarla… fosse la risposta del cielo alla sua invocazione!
L'incertezza durò un attimo.
-  Vattene insipida creatura, non ho bisogno di te, ho ben altro a cui pensare, non costituisci neppure un antipasto! - Urlò l’orco con tutta la malagrazia di cui era capace, incerto se spazzarla via con la sua manaccia o trattarla con un minimo di riguardo perché...  non si sa mai...
- Non posso andarmene - disse la fatina -  sono venuta per proteggerti e consigliarti,  fa parte del mio ruolo di fata e ne dovrò relazionare  a chi di dovere. Rispose la fatina per nulla impressionata da quel tono arrogante.
L’orco, non conoscendo “Chididovere”, pensò dovesse essere una persona molto importante e, seppur di malagrazia, fece buon viso a cattivo gioco assegnando un piccolo angolo della sua caverna alla indesiderata ospite.
La fatina si sistemò in un lampo e chiese all'orco di parlarle dei suoi problemi.
L’orco si sentiva a disagio nel dialogare con quella piccola creatura che non vedeva neppure bene, tanto che gli sarebbe parso di parlare da solo, ma cominciò a raccontarle delle sue passate scorribande nella valle e della sua fame insaziabile.
- Passate scorribande, sì, perché quei furfanti degli abitanti della valle, non  intendono più farsi mangiare ed i miei quindici pasti quotidiani sono solo un ricordo!
E l’orco le disse del suo timore di indebolirsi, delle trappole che i valligiani avevano inventato per meglio sfuggirgli e della sua disperazione nel ritornare alla caverna, giorno dopo giorno, con la pancia semivuota.
- Trova una soluzione per il mio stomaco, se davvero sei quello che dici di essere. - Disse l’orco agitando il grosso dito in direzione di quella macchiolina azzurra che era per lui  la fata.
- Ma certo! - Rispose lei portandosi le mani a cono davanti alla bocca per farsi sentire dal suo protetto senza avvicinarsi troppo - Risolverò il tuo problema. Ora va' a dormire e vedrai che domani stesso sarai contento d’avermi accolta.
L’orco, incredulo ma rassegnato, andò nel suo giaciglio e s’addormentò.
Si risvegliò di buon mattino,  chiamò a gran voce la fata e, non ricevendo risposta, deluso ed irritato decise di andare al ruscello per  bere e schiarirsi le idee.
Fu nell'attraversare il boschetto che  ebbe una bella sorpresa.
Gli alberi brulicavano di quegli esserini teneri e saporiti che il suo stomaco tanto amava e ancora incredulo si avventò sul primo… sul secondo… poi sul terzo…
Era veramente sazio e soddisfatto! La fatina non era passata invano nella  sua caverna e aveva saputo esaudire i desideri del suo capiente stomaco.
Il grande orco, accarezzandosi il pancione pieno,  si sdraiò  sotto un grande albero e poco prima di addormentarsi  sentì qualcosa di tenero scorrergli  nel petto... lui non sapeva cosa fosse ma se l’avesse saputo avrebbe detto che era amore,  gratitudine, e per la fatina e per quel  Chididovere che aveva a
cuore la sorte degli orchi.
Dormì sereno e da quel giorno la vita, tornata improvvisamente a sorridergli,   gli fu facile e non ebbe mai più fame.
L’unico appunto che avrebbe potuto fare alla sua generosa e potente fatina,  (non poteva neppure pensare d'esser stato  lì lì per schiacciarla) riguardava il gusto ed anche la tenerezza delle carni ma non poteva certo pretendere troppo dalla vita!
E visse sereno e felice.

Anche l’improvvisata fatina visse a lungo, protetta ed osannata dal piccolo popolo che abitava i boschi e che era la sua gente! Gente che lei, con  coraggio e fantasia, aveva salvato da sicura estinzione.
Nessuno dei suoi compagni aveva creduto nel suo piano  per fuggire alle grinfie dell'orco ma le avevano obbedito e, durante una sola notte,  avevano  confezionato tanti abitini uguali ai loro  e li avevano appesi ai germogli più teneri degli alberi.
L’astuto piano era stato perfetto e così l’orco, a sua insaputa, era diventato vegetariano.
Da quel giorno cucirono sempre, e cuciono tuttora, piccoli abiti da appendere qua e là nel bosco, dedicando tutto il resto delle loro giornate al canto, al ballo ed alla gioia.
Alla loro amica, felici e grati, dedicarono un grande monumento nello spiazzo più grande del paese e del fatto furono contenti anche i piccioni.

Se andando a passeggio trovate un piccolo abitino colorato appeso ad un ramoscello, non toccatelo perché  serve a trasformare ostinati carnivori in  felici e sani vegetariani.




sari

8 commenti:

  1. Ma splendida questa favola. Di grandissima attualità anche se si muove sulle ali della fantasia. E poi un'idea grandiosa quello di inventarsi una favola per dare un tocco di magia a chi sceglie di essere vegetariano. Bravissima.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Ambra. Non abito a Milano e non mi sarà possibile presenziare al bell'incontro di cui ho letto nel tuo blog. Sarà per la prossima volta, e ti incontrerò volentieri.
      Ciao.

      Elimina
  2. Ma tu abiti a Milano o nei dintorni? Se si, passa da me, magari ti interessa partecipare al nostro incontro bloggers.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho letto la lista dei partecipanti e mi spiace tanto non poter partecipare... mi segno per il prossimo incontro. Grazie. Ciao Ambra.

      Elimina
  3. Sari, Sari, è deliziosa. Scrivine altre, è la tua via, anche se non la sola.......

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Amico mio, grazie per l'incoraggiamento. Che favola le... favole!
      Ciao Giba. :)

      Elimina
  4. Carissima Sari quant'è tenera questa favola, da serbare e raccontare per ogni eventualità. Effetti ottici ed illusori, che ottima lezione anche questa!
    Ciao e a presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lasciando da parte la mia, penso che le favole abbiano tanto da insegnarci e proprio perchè non salgono in cattedra colpiscono di più.
      Sei sempre attenta... grazie.
      Ciao!

      Elimina

Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.