domenica 4 agosto 2013

Omaggio al grande Antoine de Saint-Exupéry

I piloti non hanno quasi mai paura perchè, quando è il caso d'averla, non  c'è tempo e bisogna pensare al da farsi.  Ma  Antoine aveva fatto in tempo ad averne  quel 31 luglio 1944  quando, sorvolando il Tirreno,  s'era visto apparire nel cielo,  fino a un attimo prima  sgombro, un  caccia nemico e negli occhi  del pilota aveva visto  la terribile  malizia. 
La paura gli aveva  strizzato per un attimo lo stomaco ma era subito passata,  occupato com'era ad orchestrare una fuga che pareva impossibile. Era un abile pilota e  aveva tentato di  tutto per evitare il fuoco nemico  ma  il piombo tedesco, quella volta,  aveva trovato le carni del suo aereo e  le sue ma  per farsi coraggio s'era detto:   - Ti è già capitato, ti è già   capitato,  te la sei sempre cavata e sarà così anche  questa volta.  - 
Si  era concentrato  per non perdere il controllo e la lucidità...  stava assecondando la discesa  e tutto pareva possibile. 

Quando si svegliò, dimenticando il Tirreno,  sentì sotto la schiena  un terreno morbido,   l'aria dolce e fresca  ad accarezzargli in viso.   Improvvisamente allertati,  i sensi gli rimandarono solo quiete e  silenzio...  non percepiva  rumori nè dolori   e pensò d'essere  precipitato, miracolosamente illeso,  ancora una volta nel Sahara, la distesa di sabbia  che gli avrebbe ricordato per sempre il tenero e commovente incontro con il Piccolo Principe.   Chissà perchè  quel piccolo ometto gli veniva in mente proprio  in quel delicato  momento...

- Ben arrivato - Disse una piccola voce che  gli parve quella appena evocata -  Io non so disegnare, ricordi?   Ma posso portarti ad ascoltare il profumo della  mia rosa, quella la ricordi sicuramente. -
- Sei tornato? - Chiese stupito Antoine aprendo di colpo gli occhi, contento di ritrovare quell'amico che pensava perso per sempre.  
- Non sono tornato, sei tu ad essere arrivato - Rispose il Piccolo Principe, serio come solo i piccoli sanno esserlo.  
- Dove sono, dimmi? - Chiese Antoine assumendo di colpo la posizione eretta (che strano, non provava dolore in nessuna parte del corpo) -  Non vedo sabbia attorno e  non riconosco niente.  Oh,  ma che domando  a fare...  tu sei abilissimo a non rispondere. -
- Ora - Rispose il Piccolo Principe  -  avrai tutte le risposte che desideri perchè formulerai  le domande nel modo giusto. - 
E  soggiunse piano, quasi pensieroso: 
- Come siete strani voi terrestri, vivete a lungo senza sapere niente della vita. - 
E poi con voce allegra:  - Sei nel paese dei tramonti, il mio, quello che ti ho descritto quando ci siamo   incontrati e che tu chiamavi asteroide B612. -
- E come sono giunto sin qui? Sai, ho pianto per te,  là, nel deserto, ti ho pensato  morto a causa del morso del serpente.  Sono  forse arrivato fin qui  con il mio aereo ferito?  Lui ed io stavamo morendo, sai... - 
- Il serpente mi disse che il suo veleno era solamente  uno strumento, il mezzo per far  arrivare gli esseri da dove erano venuti... il tuo mezzo è stato lo sguardo del  tuo nemico e sei arrivato qui perche tu ed io ci siamo addomesticati,   ci siamo seduti ogni giorno più vicino fino a entrare uno nei penseri, nei ricordi, nel cuore dell'altro,  permettendo di  completare l'uno la felicità dell'altro - spiegò il Piccolo Principe. 
E dopo un poco di silenzio,  pieno dei pensieri e dei  sentimenti di entrambi, disse: 
- E' tutto un grande mistero...  io sembravo morto e non era vero... tu sembravi morto e non è vero ma se chiuderai gli occhi avrai le risposte a tutte le tue domande perchè  l'essenziale è invisibile agli occhi , ricordi? Si vede bene solo col cuore. -
- Oh Piccolo Principe, lo farò ma  dimmi... che ne è stato della tua rosa?  E i tuoi due vulcani sono sempre spenti?  Sai, quando te ne andasti portando con te il mio disegno della pecora con la museruola che non le avrebbe permesso di mangiare  la tua rosa, mi sono accorto di non averle disegnato la correggia e pensavo che non avresti potuto agganciarla... mi sono chiesto a lungo che ne fosse stato della  tua rosa. -
- La pecora che mi hai disegnato ama la mia rosa e non le ha fatto del male.   Era una pecora gentile. - 
- Avrei tante cose da chiederti, Piccolo Principe, ma non so da dove cominciare.. -
- E' tutto un grande mistero, accettalo e sarai felice - disse il  Piccolo Principe.  
E quasi per smentire la serietà delle sue parole  rise come solo lui sapeva fare. Rise  con allegria spensierata. 
Rise anche Antoine, lo fece a pieni polmoni e improvvisamente si sentì  sgombro di domande. 
L'aria era piena di un intenso profumo:  la rosa rideva con loro. 

Sari
(A parte la data e la ragione della scomparsa di Antoine de Saint-Exupéry, tutto è di mia fantasia, scritto dopo avere riletto  "Il piccolo Principe")








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2 commenti:

  1. E' tanto bello che faccio fatica a commentarlo,
    niente di quel che è materiale è descritto
    per cui l'immaginazione è libera di scegliere il posto e i volti
    Il dolore delle ferite scomparese non c'è più
    c'è una serenità che fa pensare alla vita di una amore che è scemato
    ma un amore lascia sempre ferite
    a volte si acarezzano le cicatrici
    così, tanto per il piacere di star male per un po'.
    Te hai l'intelligenza più fervida e viva di tutti i blog che seguo
    e non è adulazione, giuro che non lo è.

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    Risposte
    1. Se provi le sensazioni di cui parli, è perchè sono in te e quindi le sai trovare in quel che leggi.
      Sei sempre generoso nei commenti. Grazie. Anche questo fa parte di te.
      Ciao!

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