giovedì 3 gennaio 2013

Incontri


Pochi giorni prima di Natale, ci ha lasciati Floriano Debar. Questa notizia non è apparsa sui quotidiani bolognesi ma avrebbe dovuto perchè Floriano è stato un ponte fra popoli diversi che avevano bisogno di incontrarsi, di parlasi con reciproco vantaggio.

Debar era un circense, un sinto trapezista che un giorno non incontrò, in aria, le mani del fratello e cadde rovinosamente a terra ferendosi in modo grave. La vita gli fu salvata ma dovette trovare un altro modo per far sopravvivere sè stesso e la sua famiglia. E la sua vita cambiò completamente.

Un giorno incontrò un'altra persona che aveva cambiato completamente la sua vita. Era l'art director di una nota agenzia pubblicitaria che, guardando fuori dalla finestra del suo ufficio, fu folgorato dal pensiero che la sua vita si svolgeva tutta rinchiusa fra quelle mura mentre fuori c'era la vita attiva, gente che dimostrava, che chiedeva a gran voce diritti. La campagna pubblicitaria alla quale stava lavorando ebbe successo ma lui si licenziò in tronco, prese la macchina fotografica e divenne un giornalista fotografo... e furono articoli e foto che parlavano di persone, di situazioni e denunciavano quel che non appariva su nessun quotidiano. Quel giorno, a quella finestra affacciata sulla piazza, nacque quel Mario Rebeschini che seppe dare valore alle fotografie di Floriano e gli organizzò mostre itineranti.

Mario e Floriano s'incontrarono, dunque, e da quel giorno Mario lavorò per conoscere e avvicinarsi a Floriano che fece altrettanto. Da loro nacquero, assieme all’Opera Nomadi, incontri con scuole, quartieri, parrocchie, e vennero organizzati incontri conoscitivi, feste, mostre, per fare scambio di culture e annullare la paura che ogni diversità sente nei confronti dell'altro.

Stava nascendo quella forma di civiltà, quel rispetto fra diversi che dovrebbe appartenerci sempre ma che è difficile mantenere per varie ragioni di cui forse parlerò in seguito.

Floriano non c'è più ma ci siamo noi che l'abbiamo conosciuto, noi che sappiamo che la conoscenza annulla la paura, che "diverso" non vuol dire meglio o peggio ma solo "altro", noi che stiamo vivendo incontri con popoli che, volenti o nolenti, sono venuti a vivere con noi e che dobbiamo imparare a conoscere. Non è facile, lo so, ma è necessario e se lo faremo ce ne verrà tanto bene.

Ciao Floriano Debar, grazie.

4 commenti:

  1. volenti o nolenti ci dobbiamo confrontare. conoscerci invece è molto difficile. me lo chiedevo anche ieri: cosa so di loro? praticamente nulla. ciao

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    1. Il confronto viene dalla voglia di conoscersi, nasce lì e da un reale desiderio di incontro.
      la vera conoscenza, è vero, è difficile... pensa che anche fra coniugi è possibile che si viva insieme per cinquant'anni senza arrivare a conoscersi per davvero. Si conoscono le abitudini, le reazioni, ma nel profondo si può rimanere estranei.
      Ciao Ant!

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  2. Non conosco niente di questo mondo.
    Ma attraverso te, continuo a conoscere ... Grazie Amica cara

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    1. Grazie a te che tieni il cuore aperto, Cangalina mia.
      Ciao.

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