domenica 27 gennaio 2013

Giornata della memoria

Uno dei simboli di questa Giornata della Memoria in cui si ricorda, in tutto il mondo, l'orrore nazista e le sue tremende e inumane leggi, è il filo spinato.
Il filo rappresenta la divisione, il muro, l'impossibilità di ogni forma di contatto e comunicazione: da una parte ogni diritto, con tutto quel che menti distorte possono concepire, dall'altra nessun diritto.
E questo è orrore.

Purtroppo questa idea distorta del dividere gli esseri umani in serie A e B, corre ancora e ancora fra le pagine della storia...
E questo, soprattutto per la vicinanza storica coi campi di sterminio, è odioso.

Ogni anno, sentendo ripetere storie di sevizie e del dolore provocato, mi dico che è l'ultimo in cui li ascolto, che il prossimo mi asterrò da qualsiasi forma di ricordo.. ma poi non lo faccio perchè vedo che nella nostra società il negazionismo (altro filo spinato) si fa aggressivo e penso tocchi a me, e alle persone come me, che sono nate subito dopo, a racconti freschi, ricordare. Potremo mai, un giorno, accantonare per sempre questa terribile pagina della storia e pensarla come follia?

Ci sono tanti fili spinati, nel mondo, a tenere persone segregate, soggiogate... occorre che ne teniamo conto per poter mantenere alto e vivo, a partire dal "dentro di noi", il senso della pari dignità, del sentimento di solidarietà che ci deve accomunare, caratterizzare, se siamo esseri umani.
Dicevo che ci sono altri fili spinati di cui dobbiamo sapere e tenere conto. Lo trovo ben descritto in un interessante post di cui trascrivo due righe.
"Simbolo universale della repressione, il filo spinato è l'esempio perfetto di una delle leggi del capitalismo: produrre in un tempo limitato, un massimo di ricchezza, con un minimo di risorse. Una legge che si accorda perfettamente a quella dell'esercizio del potere, dove uno degli obiettivi è quello di spendere il minimo di energia per produrre il massimo effetto di dominio."
Leggetelo QUI  per intero.

Molti scrittori si sono adoperati per non far cadere nell'oblio la segregazione razziale e tutto quel che ha comportato. Mi piace segnalare questo racconto scritto qualche tempo fa dalla mia cara amica Lili che ha raccolto la testimonianza direttamente dalla protagonista: Alberta, la maestra di Ferrara. 
Leggetela QUI l'amica Lili


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