sabato 12 marzo 2011

Abituati a chiedere di più

... recitava una campagna pubblicitaria poco tempo fa. Ma noi lo sapevamo, lo facevamo di già e il placet della pubblicità non era che il giusto riconosciemento.
Ma dove ci porteranno le nostre pretese?


Un banale e piccolo esempio del "più":
Fettina di carne
Fettina di carne condita
Fettina di carne impanata
Fettina di carne con prosciutto
Fettina di carne con prosciutto e formaggio
Bistecca alla Bismarck
Fettina di carne arrotolata ripiena
Fettina di carne arrotolata, ripiena e in crosta
e...

... e mai come adesso, che abbiamo tanto, supernutriti, siamo poveri.
Quel "di più" ci ha fatto inciampare e non ci sarà nessun messaggio pubblicitario a dirci che dobbiamo abituarci ad avere di meno, che la soddisfazione e la felicità sono da costruire, cercare in altro modo.

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4 commenti:

  1. Una riflessione molto saggia, la tua, cara Sari
    Quel di più ci ha davvero fatto inciampare. Credo però che ormai ce ne rendiamo conto senza bisogno di pubblicità.
    Un abbraccio,
    Lara

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  2. Sì, c'è una strana forma di sazietà. Ricordo una frase di un clochard "non ci manca il cibo, ma il sonno". Si riferiva al non trovare un posto per dormire. Aggiungerei che ci manca anche il sogno.

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  3. Quel che m'impensierisce, cara Lara, è quel sentirsi poveri per non avere il superfluo. E' povero, a mio avviso, solo chi non ha il necessario per vivere (non sopravvivere).

    Buona domenica, anche se piovosa. :))
    Sari

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  4. Contenta di conoscerti, Francesco.
    La mancanza del sogno è la povertà più dannosa. Quanto si è soli quando i sogni ci abbandonano.
    Ciao, buona domenica.
    Sari

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Grazie per avere trascorso un poco di tempo in questo nostro spazio.